Padrin, Bozza e Pettenò: i Razzi veneti

Salti della quaglia e simili: in Veneto non mancano i “trasformers” della politica

In principio fu Leo Padrin: era l’inverno 2015. Il tebano di Forza Italia, nel senso della barba lunga, diede uno scossone al dormiente consiglio regionale: «via tutti dopo due mandati», tuonò il consigliere decano proponendo la novità sconvolgente in una legge sfascia-casta.
In tanti gli andarono dietro fingendo l’entusiasmo di chi già in anticipo sapeva che la cosa sarebbe finita in cavalleria. I media lo incensarono, mentre altri, contemporaneamente, subissarono di contumelie il consigliere Raffaele Grazia, reo di volere mettere i puntini sulle i circa la retroattività della norma: “difende la casta” fu il verdetto. Poi la casta girò l’angolo. Grazia annunciò che non si sarebbe ricandidato mentre Padrin oggi annuncia il suo doppio carpiato. L’uomo che non aveva bisogno di ricandidarsi e che voleva far largo ai giovani… si ricandida. E per giunta con Tosi, un  altro neo-fuoriuscito. Il motivo addotto? In Forza Italia,  alleata con Zaia, non c’è democrazia interna. Ma come? Si sveglia ora, il buon Leo? Nel partito di B. ha sempre comandato solo B e i suoi proconsoli locali da lui scelti e nominati. Per cui quello di Leo non è un doppio, ma un triplo carpiato.

Sul versante opposto non va tanto meglio. Santino Bozza, il consigliere regionale uscente soprannominato il “Bossi della bassa”, tanto la sua fedeltà al Senatùr era granitica, si allontana definitivamente dall’immaginario padano e si candida con una lista autonomista che sostiene la dem Moretti (pure lei peraltro bazzicó in una lista di area centro-centrodestra che si chiamava Under35, ispirata da quel Carollo che fu segretario regionale di Forza Italia). «Non sono io che son cambiato ma è la Lega ad avere tradito il suo mandato», dice Bozza. Va bene. Ma se lui non è cambiato e va con la Moretti, significa allora, per logica, che la Moretti è diventata come Bossi. Se tanto mi dà tanto…

Più a sinistra del Pd (ci vuole poco) un altro caso salta all’occhio. A livello nazionale Sel urla al golpe per l’Italicum renziano, ma nel Veneto si allinea alla renziana Moretti. Idem con patate  Rifondazione con il consigliere uscente Pietrangelo Pettenó, alla cui pireotta segue pure una mezza spaccatura del partito. Tutto bene madama la marchesa, vero compagni dai campi e dalle officine?

Fuori concorso, perché di categoria superiore a tutti nella specialità del salto della quaglia con mimesi inclusa, è la galassia centrista (Area pop, Ncd, Udc, Vivin C, Ddt e chi più ne ha più ne metta). Loro non hanno bisogno nemmeno di fingere un mea culpa. A seconda delle circostanze e a seconda della zona in cui si vota, si alleano con chi conviene. Nessuno più ci fa caso, è nel loro Dna. A questo punto, fossi un Antonio Razzi, farei partire una raffica di cause per furto di marchio e d’immagine.