Essere di sinistra oggi

Sono di sinistra? Un signore che mi conosce da una vita , che non vedo da vent’anni e con il quale mai parlai di politica, rivolgendosi  ad un amico comune chiese: “ma Verlato è sempre comunista?”. Non ho nessuna preclusione verso quello storico partito, tuttavia non è mai stato il mio partito. Allora, per fare un po’ di chiarezza, ai pochi che fossero interessati, dirò cosa  penso e vorrei.

La vita è già di per sé ingiusta. C’è chi nasce sano e chi malato, chi bello e chi brutto, chi intelligente e chi no, chi  agiato e chi nella povertà. Ecco io penso che ad ogni essere umano dovrebbe essere garantito un minimo vitale dallo Stato, con un lavoro o con altri sussidi. Conosco già tutte le obiezioni e quindi risparmiatevele. Sono per l’egualitarismo, almeno in partenza, poi saranno le caratteristche di cui sopra a differenziare le persone. Il miscuglio delle razze non mi turba. ospitiamo tutti quelli che possiamo e che nei loro paesi abbiano fame e guerre, con l’avvertenza che non arrivino anche i fuori legge. Di quelli, siamo già a posto con gli autoctoni. E ovvio che l’accoglienza deve avere dei limiti suggeriti dalle possibilità del nostro paese e dall’offerta di lavoro.

I partiti, tanto vituperati, vanno rivisti ex novo con segretari e direttivi in dialogo costante con la base; trasparenza in ogni decisione e rispetto dei ruoli e delle norme. Grande attenzione andrebbe alle persone da selezionare per gli incarichi pubblici che devono essere i più adatti ai vari ruoli e di probità certa. Non è detto che un buon segretario sia anche un buon sindaco o un bravo consigliere regionale. L’automatismo, ruolo nel partito e carica pubblica, non deve esistere. Inoltre gli eletti, alla fine della legislatura, dovranno presentare un resoconto, controllabile, del loro lavoro: se è positivo potranno continuare, se opaco o negativo la loro funzione termina lì. C’è la consuetudine che se uno appartiene al proprio partito lo si copre sempre e, a prescindere. Io la penso diversamente.

Non so se sia cosa di destra o sinistra, ma vorrei, a proposito della scuola, che anche l’atteggiamento dei genitori cambiasse e continuassero a sviluppare a casa il lavoro educativo che la scuola, evidentemente, può solo impostare. Il rapporto genitori-figli è cambiato ed in peggio. Per non avere conflitti in famiglia si lascia correre, si concede troppo, a volte, anche non potendoselo nemmeno permettere economicamente. “L’eclissi del padre – si leggeva giorni fa su E Pais – è il tramonto dell’autorità. Nei secoli passati, la figura paterna incarnava la legge e indicava il cammino. L’immagine del papà contemporaneo che tramite facebook e twitter apre una finestra inedita sulla propria intimità, diventa la metafora di un indebolimento comune a tutte le figure pubbliche che fino al Novecento hanno goduto di grande rispetto: governanti, politici, soldati, re e sacerdoti”, Come Telemaco “ ci ritroviamo  in riva al mare, a scrutare l’orizzonte  in attesa del nostro Ulisse”. Non è certo tutto oro colato, ma fa riflettere.

La Costituzione è  la spina dorsale di una nazione. E l’elememto costitutivo dell’identità nazionale democratica ed è per questa ragione storica , io penso, che la Corte Costituzionale abbia dichiarato immodificabili principi e norme che ne costituiscono il nucleo fondamentale. Non è comunque detto che non si possa operare su certe singole norme. Ma le iniziative di riforma esigono un criterio rigoroso di coerenza al significato storico profondo della Carta che è un bene non disponibile per operazioni di scambio politico.

Per finire, voglio aggiungere una cosa alquanto delicata: il rapporto tra capitalismo e democrazia. Possono convivere o no? Mi limito a dire che il capitalismo si è oramai affermato, pur in forme diverse, in quasi tutti i paesi. Come in tutte le cose c’è sempre un giusto mezzo e se il capitalismo-mercato opera all’interno di norme pubbliche precise, se ci sono i relativi controlli e tutti i contrappesi necessari, tale situazione economica può essere una considerevole fonte di sviluppo per tutti. Capisco di avere abusato della pazienza dei lettori e concludo dicendo che ognuno può trarre le sue considerazioni. Io, le mie, le ho già tratte da tempo.