Riviera del Brenta, tour tragicomico nelle ville

Tutti i riflettori su Expo, ma intanto il nostro patrimonio é abbandonato a se stesso

La Riviera del Brenta, come si sa, è costeggiata da una miriade di ville di notevole pregio. Purtroppo, il romantico naviglio del Medoacus Maior (questo è il nome che aveva al tempo dei Romani) può oggi essere considerato come un ottimo esempio del degrado in cui versa il nostro patrimonio monumentale, anche quello apparentemente più redditizio e quindi più adatto a fungere da vetrina per l’Italia in procinto di farsi bella (o di coprirsi di ridicolo, a seconda dei punti di vista) con il suo Expo.

Le campagne attorno alla Riviera del Brenta rappresentano, dal punto di vista della gestione del paesaggio, un vero e proprio scempio: le mirabili dimore patrizie che costituiscono la loro principale attrattiva turistica sono oggi quasi completamente circondate da complessi industriali (spesso, per giunta, dismessi), svincoli labirintici, accrocchi di case senza capo né coda, negozi e grandi magazzini affacciati sulla statale. Non a caso, Report di Rai 3 utilizzò la Riviera come sfondo di una sua inchiesta sull’urbanizzazione selvaggia, andata in onda nel 2009 e intitolata “Il male comune” (la si può ancora trovare sul sito della Rai, ma per guardarla bisogna vincere la consueta battaglia contro Silverlight, ndr).

Volendo scendere più nel dettaglio, c’è il problema rappresentato dall’accesso alle ville: guarda caso, un problema che si presenta soprattutto con gli edifici di proprietà pubblica. Villa Widmann Rezzonico a Riscossa di Mira, pregevole architettura seicentesca con notevoli affreschi di Giuseppe Angeli e un interessante Museo delle Carrozze, è un ottimo esempio del delirio a cui va incontro il povero tour operator che voglia organizzare una gita lungo la Riviera. Di proprietà della Provincia di Venezia, è stata aperta con costanza e con orari accettabili per vari anni: dopodiché si è deciso che il gioco non valeva la candela e si è cominciato ad aprirla solo su appuntamento, perdendo di botto tutti i visitatori singoli. Da quest’anno, per la precisione dall’inizio di aprile, è di nuovo aperta con regolarità, ma con un orario da scioperati: dalle 10 alle 13 e dalle 13.30 alle 16.30. Quando un monumento pubblico chiude alle 16.30, vuol dire che alle 16 bisogna già cominciare a uscire pena litigi infiniti con i sorveglianti. In pratica, la villa chiude a metà pomeriggio.

Secondo esempio: il monumento più celebre lungo la Riviera è la Villa Pisani a Stra, oggi Museo Nazionale, detta anche la Versailles delle Ville Venete. C’è l’imponente architettura settecentesca, ci sono gli affreschi di Tiepolo, le camere napoleoniche, le stanze austriache, l’enorme parco: Villa Pisani è un complesso sterminato e incredibilmente affascinante, che se vivessimo in un Paese normale rappresenterebbe una tappa fondamentale di tutti i passaggi per il Veneto. Tra le sue componenti più famose, c’è il mitico “Labirinto d’amore”, un arredo tipico dei giardini settecenteschi: quasi tutti i gruppi che visitano la villa attendono con ansia il momento in cui la spiegazione storico-artistica lascia spazio al momento ludico, ossia al tentativo di raggiungere la vezzosa torretta al centro del labirinto, così vicina eppure così difficile da toccare. Ebbene, in questi ultimi mesi l’attesa è lunga quanto l’eternità: il labirinto è infatti chiuso da diverso tempo per mancanza di personale. Andare a Villa Pisani e trovare il labirinto chiuso è un po’ come andare al Louvre e trovare la Gioconda coperta da un’impalcatura: per quanto si cerchi di indorare la pillola al malcapitato visitatore, la delusione è certa.

Lo stupore dei turisti di fronte alle nostre fantastiche meraviglie è paragonabile alla loro incredulità di fronte al nostro incurabile provincialismo. Non basta uno scintillante Expo per convincerli che l’Italia di oggi sia all’altezza dell’Italia di ieri.

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