Scontri Milano, filmati 400 veneti

Il primo maggio a Milano c’erano anche i centri sociali e i collettivi veneti al corteo “No-Expo” poi degenerato in scontri con scenari di guerriglia urbana. In tutto 400 persone provenienti dal Laboratorio occupato Morion di Venezia, dal Centro sociale Pedro, dal collettivo Gramigna e dal Laboratorio Bioslab di Padova. Presente pure una delegazione dell’Adl Cobas. Al momento tra i 150 padovani presenti al corteo non risulta alcun indagato per i danneggiamenti avvenuti in via Carducci. Per l’identificazione dei responsabili ci vorranno ancora giorni o forse settimane il tempo necessario per analizzare i molti filmati che la Digos di Milano ha spedito alle questure di tutta Italia.

Intanto i leader dei movimenti antagonisti prendono le distanze dalle violenze del primo maggio. «È una pratica di piazza che noi non condividiamo – dichiara Omid Firouzi, coordinatore del Laboratorio Bioslab, al Corriere del Venetovanifica la protesta di migliaia di persone in prima linea contro un modello di sviluppo ingiusto. Non siamo certo noi a stilare la lista di buoni e cattivi, ma tale forma di contestazione non è produttiva». «I nostri erano alla testa del corteo, portavano le pettorine fosforescenti», aggiunge.

«Dispiace che sia passato in secondo piano il vero dato eccezionale della giornata e cioè le 30mila persone in piazza contro il lavoro gratuito, gli Ogm e gli altri contenuti alla base della mobilitazione», ha detto invece Tommaso Cacciari, leader del Morion. «Peccato che l’impegno di un fiume di manifestanti sia stato offuscato dall’iniziativa di un manipolo di persone, servita solo a consegnare il dibattito agli Alfano e ai Salvini di turno. Noi siamo un’altra cosa anche se quando serve non disdegniamo azioni radicali, guardiamo sempre all’inclusione, al senso degli obiettivi. Il comportamento delle tute nere non ci appartiene».