L’altra metà (gay) della movida veneta

Reportage da un’ordinaria serata di divertimento a Verona. Dedicata al pubblico omo

Ogni mese a Verona ha luogo un evento pensato appositamente per l’universo gay. Si chiama, con voluta ironia,“La Troia”. La location è l’AlterEgo, una cascina adibita a discoteca sulle colline di Torricelle che dominano il capoluogo veneto. Prima di mezzanotte il parcheggio è già pieno di ragazzi e ragazze, in larga parte giovanissimi, che aspettano l’apertura dei cancelli. Per questo reportage, siamo andati alla serata di venerdì 24 aprile, in cui molti di loro sfoggiavano corone di fiori e camicie floreali in linea con il tema della serata: il “flower power”, per ricordare l’epoca dei “figli dei fiori”.

A discapito del nome, la festa non è affatto un regno di lascivia che si potrebbe immaginare. L’atmosfera è rilassata: angolo bar affollato, pista da ballo gremita da subito, qualche coppia appartata sui divanetti, gruppi di amici che fumano nel cortile interno. Fin qui sembra la cronaca di una serata in discoteca come tante, eppure “La Troia” è un appuntamento unico nel suo genere, che calamita centinaia di persone da tutto il Veneto.

Martino, uno dei soci organizzatori, spiega come tutto è nato: «La festa esiste da tre anni. Io organizzavo eventi già dieci anni fa. Un giorno mi ha contattato un mio ex collaboratore che fa il barista e quasi per caso è nata “La Troia”. È un genere di offerta che mancava e non a caso arrivano ragazzi da Milano o da Venezia: si organizzano tra loro e vengono qui, per incontrarsi». Come età non c’è un target preciso, anche se «quest’anno ci sono tanti giovanissimi, molti di più rispetto agli anni scorsi, probabilmente perché l’AlterEgo è un locale per giovani».

In cosa si differenzia l’organizzazione di una serata disco gay da una tradizionale? «C’è un maggior lavoro di organizzazione: in queste serate c’è un’animazione, ci sono le drag queen, i cubisti, le feste a tema… La gente vuole vedere uno spettacolo. In una discoteca normale ci può essere magari il dj internazionale perché “tira”, mentre qui puntiamo molto sullo staff. Quello che vogliamo creare è una grande famiglia». Una visione condivisa da Mauro, un habitué: «Ci vengo da quando hanno aperto, alla fine è come una festa tra amici». Alla domanda “qual è la differenza tra una festa gay e una classica serata in discoteca?”, risponde maliziosamente: «vai nei bagni e lo scoprirai». Sicuro, che ci sia poi tutta questa differenza?

E noi ci siamo andati. In realtà la situazione nella toilette è assolutamente tranquilla, nessuna particolare dissolutezza. Noi noi curiosi di professione che ci aspettavamo di entrare in una sorta di girone dei lussuriosi, fino a questo momento la serata gaia potrebbe dirsi una delusione. Ma ecco che, quando sono quasi le 3 di notte, gli animi si scaldano e la festa entra nel clou con l’esibizione delle drag queen, accompagnate da scultorei ballerini in slip e maschera. «Quasi tutti sono ragazzi etero che lo fanno per lavoro», ci viene svelato. la troia 2

Mentre in pista si scatenano le danze, Francesco approfondisce i meccanismi della movida gay. «Questo non è l’unico happening organizzato in Veneto: ci sono il Trash & Chic a Mestre e il Milord sempre qui a Verona. In pratica, c’è una festa a settimana, a rotazione, e la gente viene anche da fuori regione per partecipare». Un circuito ormai collaudato che non richiama solamente ragazzi e ragazze omosessuali, come racconta l’etero Giulia: «Sono eterosessuale, ma i miei amici maschi sono quasi tutti gay e sinceramente da quando ho scoperto queste serate non vado più alle altre feste, dove mi è capitato persino di dover intervenire in vere e proprie risse per difendere i miei amici dai prepotenti di turno». L’omosessualità, quindi, è ancora discriminata, ma è pur vero che, anche grazie a ritrovi come questo, dai giovanissimi viene vissuta con una maggiore libertà e serenità rispetto anche solo a dieci anni fa.

«In una serata in discoteca tradizionale – racconta Federico – mi sento a disagio. Senti i commenti della gente e onestamente non pago 18 euro per sentirmi dire “oddio, ma sei frocio!”. Qui posso ballare tranquillamente, senza sentirmi giudicato».
«Io ci vengo per rimorchiare – ammette pacificamente Filippo -. È ovvio: anche gli etero vanno in discoteca per cuccare. Il bello di queste feste è potersi guardare in giro senza doversi chiedere se questo o quel ragazzo è etero o gay. Qui puoi andare a colpo sicuro e viverla come una cosa normale».

Paradossalmente, la parola d’ordine di questa serata diversa è proprio “normalità”. Una normalità che Tatiana non si aspettava di trovare: «Sono venuta qui per curiosità. Conoscevo il locale, ma non avevo idea di come fosse questo evento. Mi aspettavo qualcosa di scandaloso, ma in realtà è un posto tranquillo e non mi sento per niente a disagio. In fin dei conti è una festa normale per gente “diversa”… ma normale! Non ci vedo davvero niente di strano: cosa fanno loro di diverso dai “putei” etero? Niente!». Quindi rivolge un pensiero ai coetanei che a differenza sua ancora nutrono pregiudizi verso i gay (uno di loro, un suo amico, proprio quella sera era stato portato lì a sua insaputa: memorabile la sua faccia quando si è accorto che era finito in una serata non propriamente di gusto etero-macho): «Penso che nel 2015 non è possibile che ci siano ancora discriminazioni che riguardano i sentimenti; che una persona non possa amare ciò che ama. A chi discrimina voglio ricordare che l’omosessualità è sempre esistita ed è ora di accettarlo». Viva la diversità.