Biennale Venezia, Iran critica artisti stranieri

Quattro artisti iraniani nella sezione “Iranian Highlights”, trenta in quella denominata “The Great Game”, insieme ad altri 19 da India, Pakistan, Afghanistan, Azerbaijan e Kurdistan. Troppo pochi per un padiglione iraniano alla Biennale di Venezia, secondo i suoi critici a Teheran. E soprattutto troppo pochi quelli ritenuti abbastanza in linea con i principi della Repubblica islamica e che non vivano all’estero. In un articolo intitolato “Artisti furiosi per la cattiva rappresentazione dell’arte contemporanea iraniana alla Biennale”, la Fars, l’agenzia di stampa vicina alle Guardie della Rivoluzione, ha rimarcato come non solo sono assenti molti maestri delle arti visive iraniane, ma gli artisti scelti sono stranieri «che non conoscono o non presentano l’arte iraniana nel loro lavori oppure artisti sconosciuti che vivono all’estero».

Ma soprattutto, prosegue l’articolo, «non vi è nessuno che rappresenti l’Iran post-rivoluzionario degli ultimi 35 anni». Anzi la maggior parte di loro ha prodotto «opere anti-rivoluzionarie». «Non ci sono fra loro artisti ostili alla Repubblica islamica», ha risposto il commissario per il padiglione Majid Mollanooruzi. Anzi, condividono la contrarietà all’«arroganza» delle grandi potenze, ha aggiunto, e mostreranno «la ricchezza della cultura iraniana». Ma per Mollanooruzi questa mostra dovrebbe rappresentare anche qualcosa di più: un’occasione per «mettere insieme tutte le diverse opinioni» nel mondo dell’arte iraniana, dopo otto anni di governo di Ahmadinejad che ha tagliato fuori troppi artisti.

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