Sanità veneta, attivo di 4,3 milioni

Nonostante i tagli dei vari governi che hanno costretto la Regione ad una faticosa spending review, anche l’ultimo bilancio della sanità veneta è stato chiuso con un attivo di 4,3 milioni. Un risultato raggiunto razionalizzando e risparmiando ove possibile e centellinando le assunzioni in un settore di qualità che assorbe 8,4 miliardi (su un totale di 12) del bilancio regionale e impiega ogni giorno quasi 90 mila persone.

Ma questo equilibrio potrebbe non durare se i tagli continueranno o se Palazzo Balbi si vedrà costretto a reintrodurre l’addizionale Irpef e l’applicazione dei ticket regionali accanto a quelli nazionali. Quanto alla riduzione dei canoni degli ospedali costruiti in project financing, non è fattibile per questioni legali. C’è poi il buco accumulato fin dal 2001 dalle Usl verso i fornitori, 1 miliardo e 587 milioni che la Regione ha potuto saldare a oltre 7 mila imprese solo grazie ad un maxi prestito dello Stato che ora dovrà ripagare in 30 anni, a un tasso di interesse tra il 3,15% e il 4%. Intanto il nuovo Piano sociosanitario, licenziato dal consiglio nel 2012 dopo una gestazione di 16 anni, va avanti. Nella realtà, però, la sua applicazione si sta rivelando lenta e difficoltosa per motivi tecnici, burocratici e politici.

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