Un giorno all’Expo

L’Expo è un grande aquilone multicolore dove i due triangoli, quello più piccolo a est e quello più grande a ovest, hanno la base coincidente sul cardo. Al centro del cardo la Piazza Italia, a nord in fondo al cardo l’albero della vita e lì vicino Palazzo Italia. Magnifico ritratto delle bellezze del nostro paese e con una fila di visitatori ininterrotta.
Da piazza Italia, in direzione est – ovest il decumano: un corridoio ampio, lungo 1 km e mezzo, coperto di teli bianchi rettangolari, sul quale si affacciano costruzioni gigantesche, pittoresche, strane e sorprendenti. Di tutte le forme e materiali: legno, acciaio, corda, vetri. Orti verticali, cassette di legno, cupole scintillanti.

Si entra senza attendere molto, si attraversano spazi, si salgono scalinate o corridoi sinuosi per arrivare a terrazzi panoramici seguendo racconti fatti di suoni, immagini, luci, odori, fragranze. I temi sono quelli di Expo 2015 con accenti ora sull’aria come l’Austria, ora sull’acqua in Thailandia. La Gran Bretagna è un grande alveare d’acciaio preceduto da un giardino di fiori dove noi siamo le api. Il Giappone è super e l’attesa lunga, ma non bisogna perderselo. La Cina ci fa attraversare un campo di fiori arancio ed entriamo nella storia del riso, del the e della seta. Per entrare in Francia ci inoltriamo in coltivazioni di alberi di mele, di vigneti, di verdure per arrivare a cupole che raccontano che la dieta francese è la più sostenibile secondo l’Unesco.

Si esce e subito si viene attratti dalla musica e dai balli in costumi tipici particolarmente dai paesi africani ed orientali. Il decumano e tutte le vie che lo incrociano brulicano di gente di tutte le razze, non c’è assembramento ma è come una strada del centro nei giorni di festa. Ed in ogni padiglione tavolini all’aperto e all’interno pieni di gente che assaggia, mangia, beve e si riposa. Eataly ha una via intera sui due lati con tanti ristoranti quante sono le regioni d’Italia. In ognuno la cucina viene interpretata da chef selezionati con rotazione ogni mese. Questa è l’Italia del gusto, molto più che la rassegna di ingredienti che è Eataly store. Decido di sedermi a riposare aspettando che l’albero della vita, al minuto 00 di ogni ora, accenda le sue luci, sprizzi i suoi getti d’acqua, faccia comparire ventagli e sbocciare fiori colorati, emetta nubi di fumo rosse e bianche al suono di arie cantate da Pavarotti o sonate d’organo Bachiane o di canzoni della Pausini che invitano al buon umore.

Esco dai cancelli ad est, ce ne sono una fila, forse 20, ognuno con 3 addetti, più 2 della sicurezza. La navetta è già li è parte dopo pochi minuti, in 20 minuti sono al parcheggio dove avevo lasciato l’auto.
Sembrava che non ce l’avremmo fatta e invece l’Italia ancora una volta si è fatta trovare pronta a mostrarsi al mondo con sobria grandezza. Ed il padiglione zero, nell’apice del triangolo grande del nostro acqilone a ovest del decumano, è un capolavoro di architettura che mi ricorda il teatro del Palladio per raccontare la storia dell’uomo nel rapporto con la terra ed il cibo nei millenni fino alla civiltà dello spreco che è oggi. La visita a questo padiglione vale il viaggio e va fatta come prima tappa, tutto il resto saranno variopinte declinazioni.

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