Un vero democratico é contro l’Italicum

Una riflessione critica (da sinistra) della legge elettorale by Renzi

L’approvazione dell’Italicum non farà grande effetto nella società. E’ naturale, trattandosi di una legge di metodo e non di sostanza. Il dissenso si limiterà alla fascia (sempre più esigua) di popolazione politicizzata. Per gli altri, la vita continuerà come sempre. Male. Eppure sarebbe sbagliato sottovalutarne le conseguenze. Con questa legge continuerà – e anzi si accelererà – il processo di trasformazione del nostro sistema istituzionale in una democrazia senza popolo.

Peccato che sia un gioco dalla vita breve: una democrazia in cui il popolo è progressivamente messo ai margini si insterilisce, perde di base sociale e consenso; in breve, muore e si trasforma in qualcos’altro. Sarebbe sbagliato non vedere il nesso fra la politica economica e quella istituzionale del Governo Renzi: se la seconda mira ad un presidenzialismo non bilanciato (e quindi autoritario), la prima è già intervenuta a cancellare una parte importante dei diritti conquistati dagli italiani con decenni di lotte e battaglie. Il tutto – ovviamente – lasciando intatti i crescenti privilegi delle classi dirigenti, che oggi più di ieri navigano nella bambagia di straordinari bonus di produzione, corruzione e redditi parassitari.

Se la situazione è grave, questo mix micidiale di autoritarismo e difesa del privilegio la renderà gravissima. La consapevolezza che ci aspettano anni difficili sotto ogni punto di vista (sociale, politico, economico) è necessaria per trarne una semplice conclusione: questa è l’ultima chiamata per decidere da che parte stare. O dalla parte del popolo, o dalla parte dei privilegiati e dei potenti. E’ una scelta che per molti implicherà il coraggio di rompere rapporti antichi, di rinunciare a rendite di posizione e – soprattutto – a piccole quote di potere. Eppure è la scelta giusta da fare.

E’ il momento di lasciar perdere una volta per tutte il tatticismo di corrente, l’inutile attesismo e la pigrizia dell’abitudine per scegliere da che parte stare: per, finalmente, far corrispondere una coerente azione politica alla retorica del “sto dalla parte degli ultimi”. Si tratta di scegliere, insomma. E in fretta, che le danze si stanno per aprire.

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