Venezia, Casson finirà “normalizzato”?

Il candidato sindaco del centrosinistra è di “rottura”. Ma corre un rischio. Già descritto da Cacciari

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Venezia è una città complessa da capire. Anche dal punto di vista politico. Il voto per le comunali di fine maggio si sta avvicinando. I tavoli da gioco sono parecchi. La posta ha un valore non solo locale, ma anche nazionale. Non solo perché Venezia è Venezia, ma anche perché sulla città di Marco Polo si concentrano mire ed appetiti miliardari. Affaire Mose su tutti. In tale contesto, la partita interna al centrosinistra sembra la più semplice da leggere. Felice Casson, senatore civatiano del Pd ed ex magistrato d’assalto, ha sconfitto alle primarie Nicola Pellicani, il candidato dell’establishment locale del partito, che di questo partito non aveva nemmeno la tessera in tasca. In molti avevano salutato la vittoria dell’ex pm come l’inizio di un nuovo corso: contenimento delle scorribande dei “poteri forti”, ripensamento della politica su grandi navi, porto, aeroporto bis e marina; occhio vigile e inflessibile sul Mose, rottamazione degli apparatčiki più o meno vicini al loggiato Pc-Pds rappresentato da ras come Davide Zoggia, Giampietro Marchese e Michele Mognato (da sempre favorevoli alle grandi opere).

PRIMO SEGNALE
Il segnale più evidente che il mazzo sia stato rimescolato proprio dopo le primarie del 15 marzo sta nella scelta da parte di Casson del capolista della sua civica “personale”. Che sarà proprio lo sconfitto Pellicani. Le ipotesi che spiegano la mano tesa all’ex avversario sono tre: si tratta di un semplice gesto volto a consolidare il Pd e i suoi dintorni; può essere una decisione per pararsi le spalle in caso di ballottaggio, magari per paura che i moderati del centrosinistra preferiscano il centrista pigliatutto Luigi Brugnaro; oppure Casson in qualche modo è stato condizionato dalla nomenklatura che conta, dentro e fuori il Pd, a non tagliare tutti i ponti con quel vecchio ceto politico che a Venezia e a Roma conta su potenti appoggi e solidi agganci.

PIZZO VS BETTIN
L’altro segnale, per certi aspetti più eclatante, è l’improvvisa rottura con “Veneziacambia2015”. La civica che ancor più di Casson, col quale era già in forno un apparentamento in vista del voto del 31 maggio, da mesi parla della necessità di ridiscutere senza se e senza ma alcuni indirizzi strategici non solo in materia di grandi infrastrutture ma anche in materia di partecipate. Come mai il senatore Casson ha repentinamente troncato i rapporti con la civica capitanata da Giampietro Pizzo? Quest’ultimo oltre a bollare come «assolutamente falsa» la spiegazione di Casson, secondo la quale avrebbe detto no a due posti da assessore offertigli a beneficio di “Venezia cambia”, punta l’indice contro alcuni pezzi della coalizione. Nel suo quartier generale il j’accuse è diretto all’ex assessore Gianfranco Bettin, storico alfiere dell’ambientalismo veneto. Sarebbe appunto Bettin ad avere messo Casson di fronte ad una scelta perentoria, “o con noi o contro di noi”, e proprio in relazione alla presenza di “Veneziacambia”, formazione che da mesi sostiene di poter portare un profondo rinnovamento anche in seno allo schieramento ecologista della laguna.

COMPROMESSO VERDE
Una galassia, quella rossoverde, che secondo i detrattori sarebbe scesa a troppi compromessi con i poteri forti, a cominciare dal numero uno dell’autorità portuale, Paolo Costa. Un esempio concreto viene dalla marina, ovvero dal porto passeggeri. Una parte importante della “galassia verde” ritiene opportuno mantenere in laguna tutte le strutture legate alla navigazione civile, trasferendole a Marghera.  Municipalità alla cui guida ora si candida proprio Bettin. Mentre l’ala meno votata al compromesso punta ad una struttura fuori dalla laguna, il cui equilibrio è da sempre «assai delicato» fanno sapere. Sarà ovviamente la campagna elettorale a dire se Bettin e compagni vedano in “Veneziacambia” un semplice e temibile competitor con lo stesso core business politico, o se le mediazioni temute dall’ala più intransigente del mondo ambientalista veneziano riguardino anche la chiacchierata presenza, politicamente parlando, di uomini della galassia di Bettin in seno alle partecipate del Comune.

LA PROFEZIA DI CACCIARI
Sullo sfondo, benedicente come un papa laico, c’é l’ex sindaco Massimo Cacciari, altro veneziano dato assai vicino agli ambienti che contano veramente in città, che ha suggellato l’unione fra ex arcirivali Casson e Pellicani. Il filosofo, intervistato a più riprese dal magazine Ytali.com, ha parlato di un processo di normalizzazione in capo ad un eventuale Casson sindaco, con accenti fatalistici, come fosse un  fatto inevitabile. Soprattutto perché il bilancio della regina dell’Adriatico è ridotto ad un colabrodo. Lo scenario è quello di una autonomia dell’ente locale costretta giocoforza ad accettare le condizioni che arrivano da Roma. Pur senza dirlo espressamente Cacciari ha di fatto descritto un Casson che, vittorioso proprio con i voti degli indignati dagli scandali, comunque dovrà trovare un appeasement giustappunto con quegli ambienti in cui gli scandali sono nati. Alla faccia di chi sostiene che la vittoria dell’ex toga rossa sia uno schiaffo al renzismo dilagante nel Pd. Non era stato proprio il premier Renzi a sostenere che corruzione, mala politica e scandali non avrebbero comunque fermato due iniziative meritorie come Mose ed Expo?

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