Sanità, Zaia e l’assessore-ombra Tosi

Ospedali veneti: buona qualità. Ma l’allegra gestione Galan (e post) mette un’ipoteca sul futuro

Fra le competenze della Regione, è la sanità a fare la parte del leone: da sola vale il 65% del budget, il quale che tutto assieme pesa per 12 miliardi e cinquecento milioni. Ora, diciamolo subito: se l’assessorato alla sanità in Veneto è stato in passato appannaggio di Flavio Tosi e poi del tosiano Luca Coletto (oggi invece candidato con Zaia), oggi Tosi è nell’imbarazzante condizione di non poter proferir critica sul primo e più importante settore di spesa di Palazzo Balbi, perché ciò equivarrebbe ad auto-accusarsi. E neppure Zaia può battere su questo punto, perché altrimenti farebbe la figura del presidente di giunta che ha lasciato, di fatto, commissariare il corpaccione sanitario a chi oggi lo sfida. Perciò si limita, il governatore, anzi deve limitarsi a dire e a ripetere che la sanità veneta è un’eccellenza fra le prime in Italia. Il che è vero. Ma qualche problemino c’é.

ZAIA E L’EX
Gli attriti fra le due correnti, tosiana vs zaiana, ci sono stati ma sono rimasti sotto traccia. Non così tanto, però, perché durante l’ultimo quinquennio, specie in materia di controlli, la sanità è stata un tira e molla tra Coletto (prima tosiano, poi passato a Zaia poco prima dell’uscita di Tosi dalla Lega) e quella parte del consiglio vicina a Zaia. Col presidente della commissione sanità, il decano azzurro Leo Padrin, a far da pendolo tra una sponda e l’altra per poi accasarsi proprio con Tosi. In questo risiko sotterraneo un ruolo chiave l’ha avuto il potentissimo segretario regionale della sanità, Domenico Mantoan. Ex dominus dell’Ulss 5 dell’Ovest Vicentino, è stato negli anni in rapporti di buon vicinato con le arcirivali Manuela Dal Lago (Lega) e Lia Sartori (Fi), per poi ritagliarsi un ruolo di grande accentratore proprio al fianco del governatore leghista.

LA CAMPAGNA ELETTORALE
Sarà ovviamente la campagna elettorale a distillare i temi del confronto tra i soggetti in campo. Il presidente leghista Zaia per parte sua rivendica «livelli assistenziali assai buoni» e cita l’attivo dell’ultimo bilancio preliminare: il definitivo arriverà a fine anno e di prammatica presenta numeri migliori rispetto alle cifre che in questo periodo passano sotto le grinfie della commissione governativa di controllo. Ad ogni modo per il preliminare si tratta di un + 6,1 milioni che sono in linea con un altro attivo da 4,3 milioni dell’ultimo bilancio ufficiale «nonostante i tagli voluti a Roma». Zaia per di più menziona anche il buon risultato della pagella rilasciata «dagli analisti indipendenti di Agenas» nonché dalla scuola medica di Sant’Anna di Pisa: «38 livelli assistenziali garantiti».

IL J’ACCUSE DI ALESSANDRA
Gli ribatte a muso duro la contendente alla carica di governatore Alessandra Moretti del Pd, che vede nel modello emiliano un modulo da imitare. Fulcro della sua proposta è quello di ridurre le Ulss da 21 a 8. Il che dovrebbe garantire al Veneto una cinquantina di milioni di euro all’anno di risparmi. Sicuramente una razionalizzazione sarebbe benvenuta. La Moretti però non ha spiegato se questi risparmi arriveranno da tagli ai dirigenti (proposta caldeggiata dal M5S), da tagli al personale tout court (opzione che scatenerebbe sindacati ed utenti) o da altri processi di razionalizzazione della spesa. Ma c’è un punto che domina su tutti. Se i minori trasferimenti decisi dal governo rimarranno nell’ordine di quelli già praticati nel recente passato, si parla di botte da quasi cento milioni ad annata. Sarà difficile, dunque, mantenere la quadra. E per farlo bisognerà o tagliare i livelli di assistenza, compresi i posti letto. Oppure aumentare le tasse regionali, o i ticket.

DUBBI E RILIEVI
Ed è da questo versante che parte il j’accuse al vetriolo di un’altra formazione in campo, ovvero la sinistra di Altro Veneto. La cui candidata alla presidenza Laura Di Lucia Coletti da giorni va ripetendo che in termini generali la spesa sanitaria, in Italia come nel Veneto, é in linea con quella degli altri paesi europei. Parlare di altri tagli significherebbe quindi o gravare in chiave antisociale, sulle fasce più deboli con un peso tributario maggiore, se non addirittura con una parziale privatizzazione del sistema sanitario regionale. Sullo sfondo poi permangono alcune zone grigie che sarà difficile sgomberare, anche dopo il voto. La prima è ancora eminentemente finanziaria: la Regione paga per l’ammortamento dei project financing dei nuovi ospedali circa 30 milioni di euro all’anno, una spesa che a detta di molti detrattori si sarebbe potuta ridurre di molto semplicemente ricorrendo ad un mutuo bancario; sempre se e quando un ospedale nuovo era realmente necessario.

EREDITÀ INGOMBRANTE
Tuttavia i project financing, che portano il timbro dell’era Galan, sono un sancta sanctorum che i candidati fanno fatica a violare. Il presidente Zaia in diverse occasioni ha specificato che è praticamente impossibile rivederli senza l’ok della controparte privata. In realtà un ragionamento approfondito in termini tecnico-giuridici e avanzato da studi indipendenti, sul punto non c’è mai stato. C’è poi un altro peso ereditato dall’era Galan, ed è quello dei debiti verso i fornitori. Una palla al piede da 1 miliardo e mezzo di euro che la Regione ha potuto contrastare solo ottenendo un prestito trentennale di pari importo dallo Stato con tasso oscillante fra il 3 e il 4%. Una circostanza che ha fatto imbufalire i critici degli ospedali costruiti con il project financing, perché con quel tasso di interesse la costruzione o la ristrutturazione dei nosocomi sarebbe stata molto più economica. C’è la certezza assoluta che quella cifra stratosferica sia congrua? C’è certezza che tutti gli affidamenti siano stati scelti al miglior prezzo, senza sperperi e senza ruberie? È mai stato fatto un audit puntuale ed indipendente in tal senso?

BUIO SUL REGISTRO TUMORI
L’altra zona d’ombra di cui si parla poco o nulla riguarda il registro dei tumori. Si tratta di un argomento scottante perché tocca la sensibilità più profonda degli utenti. Sia che i propri cari vengano uccisi dal male o semplicemente si ammalino per poi guarire. Anni fa erano stati i media a fare esplodere la magagna dei registri fantasma: una rogna che aveva toccato tra gli altri il Padovano nonché l’Ulss dell’Ovest Vicentino. Esattamente un anno fa era stato lanciato un nuovo allarme, dalla sezione patavina dell’Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente. Un organismo presente in quasi tutti lembi del globo occidentale che da anni si batte per prevenire le cause delle malattie dovute appunto all’inquinamento. In un rapporto di cinque pagine si ponevano alcuni dubbi che tutt’oggi pesano come pietre: le procedure utili alla scrittura e alla conservazione del registro tumori sarebbero così farraginose e lacunose da minare il buon funzionamento del registro medesimo. Una circostanza che nei territori a maggiore rischio inquinamento per via della attività industriale, aveva fatto nascere il sospetto che qualcuno abbia in qualche modo occultato la reale entità delle cifre proprio per non disturbare il comparto produttivo: chimica, concia e cementifici in primis.

INTERESSI TRASVERSALI
Alle somme. Gli ospedali veneti hanno finora garantito un servizio di qualità medio-alta che in Italia ci invidiano. Ma sul futuro pesa l’incognita dei costi dei project, con convenzioni-capestro per le casse regionali. Sia la Moretti che Zaia, per non parlare del grillino Berti (mentre Tosi, su questo, fa orecchie da mercante, e si capisce: corresponsabile, nel bene e nel male, è stato anche e soprattutto lui), hanno annunciato lo stop a questo sistema rivelatosi tutt’altro che vantaggioso per il pubblico. Zaia, a onor del vero, si è spinto anche più in là: ha chiesto di rinegoziarli, sempre che Roma legiferi in questo senso. Naturalmente, sa benissimo che questo non accadrà. Troppi, gli interessi trasversali.

Tags: , ,

Leggi anche questo