Sanità, Zaia: «rinviano tagli dopo elezioni»

«L’intesa tra Stato e Regioni (meno il Veneto, da sempre contrario) sui tagli alla sanità è di fatto rinviata a data da destinarsi. Non è nemmeno all’ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni e c’è da scommettere che non lo sarà fino a dopo le elezioni». Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. «Sanno che i tagli ci sono e hanno il terrore che lo capiscano anche gli italiani prima di andare a votare – aggiunge il governatore -. La battaglia solitaria del Veneto ha portato ad una prima vittoria: c’è ancora tempo per provare a vincere la guerra, anche se c’è da aspettarsi che l’1 giugno riproveranno a calare la ghigliottina sul futuro della salute degli italiani e dei veneti, ma noi saremo ancora lì a fare di tutto per non farci tagliare la testa, barricate comprese».

«La nostra è una battaglia per tutti gli italiani, non l’impuntatura di una sola Regione», sottolinea Zaia che rivela i numeri «da rabbrividire» contenuti nel Def. Il documento prevede al 2020 «una spesa sanitaria pari al 6,6% del Pil, quando l’Oms dice che al di sotto del 6,5% comincia a calare l’aspettativa di vita della gente, e se vanno in porto questi tagli ci siamo pericolosamente vicini alla Grecia e al Portogallo e paurosamente lontani dal modello della virtuosa Olanda che dedica alla salute dei suoi cittadini il 10% del Pil». Zaia conclude il suo elenco: «il taglio della spesa pubblica totale dello 0,9% (7,5 miliardi su 800) taglia alla sanità il 2,4% (almeno 2,6 miliardi su circa 110). Parliamo del triplo». Secondo Zaia questi numeri testimoniano «la triste fine che il Governo Renzi sta riservando al diritto costituzionale alle cure».

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