Biennale, Ravasi inaugura padiglione Santa Sede

«Toda», ovvero grazie e lode in ebraico. Così il cardinale Gianfranco Ravasi del Pontificio consiglio della cultura ha inaugurato, oggi alla Biennale di Venezia, il padiglione della Santa Sede intitolato “In principio la parola si fece carne”. Un saluto in ebraico per ringraziare i curatori Monika Bravo, Elpida Hadszi-Vasileva e Mario Macilau sottolineando l’attenzione all’opera al femminile per poi citare la Bibbia, riferendosi all’apertura, dicendo «sia la luce e la luce fu». Parole, alla presenza del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia e del presidente della Biennale Paolo Baratta, scelte per invitare a «lavorare per combinare arte e fede come dimostra Venezia con la sua “sonorità”, ma non andando a copiare il passato, guardando il connubio che la città offre ad ogni passo tra l’espressione artistica ed il quotidiano, ma puntando ai nuovi linguaggi perché l’incontro tra arte e fede continui nel rinnovamento».

Il card. Ravasi ha poi posto l’accento sulla parabola del buon samaritano che è il cuore della mostra. «Laddove – ha aggiunto – il centro del percorso è sangue e sofferenza perché il principio della bellezza – ha rilevato citando Rilke – è tremendo». Ravasi si è poi affidato alle parole di mons. Moraglia che ha ricordato come due siano le figure che caratterizzano il padiglione, ovvero quella del poeta filosofo francese Charles Peguy, vinto dalla fede a 34 anni, che sosteneva che «l’uomo e il divino non sono alternativi» e il pittore russo Vassily Kandinsky «secondo il quale – ha concluso – bisogna distogliere lo sguardo dalle cose esteriori per guardare dentro di sé e scoprirsi».