Variati superdemocratico? Un assist a Bulgarini

Tav, il sindaco di Vicenza promette una (blanda) consultazione. Ma lo scopo politico è di lungo periodo

Ma cos’è, il podestà Variati è diventato d’un colpo democraticissimo e addirittura vuole dare direttamente voce ai cittadini sull’alta velocità in salsa berica? Si è ammattito, prendendo lui l’iniziativa di una consultazione sul treno dei desideri (imprenditoriali) ma soprattutto delle opposizioni (popolari)? L’avevamo lasciato che perorava la causa di un progetto che è allo stadio ancora preliminare (uno studio di fattibilità che non ha ancora ufficializzato una soluzione per non passare inaccettabilmente accanto a Villa Valmarana ai Nani), e oggi ce lo ritroviamo col fazzoletto rosso al collo, descamisado e sbracciato a promettere democrazia diretta su un affare che fa gola a molti suoi amici industriali e artigiani? Niente di tutto questo. O meglio: non è così semplicisticamente che si spiega la mossa dello scacchista Achille.

Anzitutto, stiamo parlando della forma più blanda fra quelle previste dallo Statuto comunale in tema di partecipazione del popolo: un questionario. Niente voto, neppure consultivo tout court, perché trattasi di opera che travalica le competenze del Comune, e di gran lunga (le carte finitive hanno bisogno dell’approvazione del Cipe, ovvero del governo). Ma politicamente, e ancora più propagandisticamente, la valenza è la medesima: concedere la parola al cittadino sovrano (sì, vabbé, in teoria). Le motivazioni sono due. La prima è contigente, ma anche meno stringente: dopo appena qualche giorno dal via libera ai referendum comunali senza quorum (ma talmente inzeppati di paletti, e soprattutto con tali limiti a monte, uno su tutti il divieto di voto sui piani urbanistici, ché il quorum era più onesto mantenerlo), il sindaco dal quorum d’oro ha preso la balla al balzo e l’ha giocata contro il fronte, nel frattempo compattatosi, delle associazioni, comitati e movimenti No Tav. Della serie: avete visto, che sono coerente, e nel limite del giuridicamente possibile faccio seguire alle petizioni di principio i fatti? Insomma: togliere l’argomento principe a chi lo faceva passare per gendarme degli interessi privati e a chi agitava la bandiera referendaria (M5S in primis). Ripetendo, fatte le debite proporzioni, l’operazione di camouflage riuscitissima anni addietro sul Dal Molin, quella volta con gazebi autogestiti e dal nullo valore vincolante (esattamente come questa volta, con la sola differenza che questa volta si avrebbe un minimo crisma d’ufficialità).

Questa causa, diciamo, tattica, riguarda il Variati amministratore, che spariglia e prende tempo fino a settembre, quando il progetto definitivo vedrà la luce. La seconda è tutta politica, ed è strategica, cioé sul lungo periodo: togliere una mina sul terreno, tutt’altro che in discesa, che di qui a tre anni si aprirà davanti a lui, ma soprattutto davanti al vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, che Variati immagina già suo erede e successore. La partita del Tav sarà lunga, e nel 2018 sarà tema di campagna elettorale. Bulgarini – che nel frattempo dovrà sottoporsi ad un training in profondità per superare i suoi handicap come uomo politico (non è esattamente un conquistatore di voti da mercato rionale, cosa in cui Variati invece brilla e domina) – non può arrivare a quel fatidico momento, già difficile di suo, con grane grosse e magari impiantate da anni. Meglio pensarci prima, a disattivarle. Di qui la protettiva lungimiranza del padrino politico Achille. Che, sarà bene che tutti lo sappiano fin d’ora, sta pensando al suo futuro a mezzo Jacopo. Ovvero: vorrebbe continuare a governare come fece Gentilini con Gobbo a Treviso, per interposta persona. Perché o così, oppure, a meno di sconvolgimenti romani, la sua prossima fermata sarà quella definitiva: casa sua, e i giardinetti comunali, facendo compagnia ai piccioni. Una prospettiva terrificante, da suicidio per disperazione, per chi ha vissuto solo e soltanto con la politica, per la politica, della politica.