Seibezzi: «Casson foglia di fico dei conservatori»

Venezia: la candidata sindaco di “Noi la città” vuole limiti d’ingresso. Regionali? «Non mi convince nessuno»

Da sempre personaggio indipendente e irrequieto nella scena politica veneziana, qualche settimana fa Camilla Seibezzi ha rotto gli indugi e ha deciso di candidarsi a sindaco con la lista “Noi la città”, riuscendo in poco tempo a raccogliere le firme necessarie per convalidare la candidatura. La sinistra critica incarnata da Seibezzi può certamente contribuire a mettere pepe su un’elezione che molti danno con esito vincente per Felice Casson del Pd: motivo più che sufficiente per cercare di capire meglio qual è il progetto dietro la lista “Noi la città”.

Ha sostenuto l’amministrazione Orsoni, travolta dagli scandali, avendo la delega ai diritti civili. Politicamente non ha da fare nessun mea culpa?
No, e spiego perché. Gli scandali della precedente amministrazione coinvolgono una sola persona che a sua volta ha indirizzato le indagini verso un preciso partito. Per precisione va anche detto che io non ero in giunta con funzione esecutiva ma consigliera comunale. La mia delega ai diritti civili è stata oggetto di forti scontri di dominio pubblico all’interno della stessa maggioranza. Mentre con totale trasparenza io combattevo contro le discriminazioni facendo di Venezia un modello preso ad esempio da diverse città italiane, chi si muoveva nelle zone d’ombra della precedente amministrazione non esitava ad alzare la voce contro di me. Ho discusso più io con la precedente maggioranza di quanto abbia fatto l’opposizione.

La sua è una posizione chiaramente a sinistra del Pd. Ma il candidato ufficiale del Pd, Casson, è percepito da molti come estraneo all’apparato e esterno al “cerchio magico” renziano. Questo non rischia di indebolire la sua posizione?
La mia candidatura a sindaco non è a sinistra del Pd ma al di fuori del cosiddetto “centrosinistra”. Schiettamente non ci interessano i tatticismi, i condizionamenti dei partiti e gli interessi delle lobby che hanno devastato la città. Per cambiare la politica bisogna cambiare queste logiche insopportabili. Noi ci occupiamo dei cittadini a partire dalla competenza dei nostri candidati e dal riferirci ad un modello economico agile e flessibile costruito sul rispetto dei valori umani fondamentali. “Noi la città” è lo specchio del mondo in cui viviamo: professori universitari, partite Iva, precari, nati a Venezia, studenti che ormai risiedono  qui da vent’anni e nuovi arrivati. La figura del senatore Casson rischia di essere funzionale solo alla  tutela della sinistra più conservatrice ossia il vecchio polo rosso-verde. Casson ha già dimostrato in campagna elettorale di non avere i margini sufficienti per un rinnovamento credibile, pensiamo all’avvicendamento di capolista della sua civica a dispetto della fiducia dei suoi candidati, all’imbarazzante accaparramento delle municipalità da parte delle forze politiche schierate al suo fianco. La ridicola teoria del “voto utile” ha portato la nostra città sull’orlo di un baratro: commissariata e ad un passo dal default. Oggi le alternative ci sono.

Il vostro programma parla estesamente del turismo e della residenzialità, ma senza scendere troppo nel concreto. È d’accordo con chi vuole limitare gli accessi a Venezia? Che ne pensa dell’idea del ticket?
Mi permetto di dire che è esteso perché descrive una visione integrata di città e non degli spot elettorali didascalici. Vengo alle sue domande: la soglia di sostenibilità dei visitatori in città è di circa 30.000 presenze, ci sono giorni in cui arriviamo a 100.000 come il 1 maggio appena passato. È quindi urgente dare delle risposte immediate a tale pressione sulla città. Limitare gli accessi alla città è possibile solo se si ottiene una deroga in una  legge speciale per Venezia che permetta di limitare in alcuni periodi o giorni a picco apicale l’affluenza  in ragione della tutela del Patrimonio artistico. Ricordiamoci che la libera circolazione delle persone è garantita a tutti i livelli istituzionali: si pensi alla legge 422 del’97 che parla di accesso generalizzato come al regolamento dell’ UE dello stesso anno. Dobbiamo moderare l’accesso in modo intelligente, dirigere i flussi e gestirli prima che divengano emergenza ingovernabile. Credo che anche la possibilità di un ticket vada presa in considerazione in relazione alla distribuzione dei flussi. Per fare un esempio: applicazione di  un fortissimo aumento tariffario ZTL a ridosso dei giorni e periodi di maggiore criticità.

Secondo lei è davvero possibile riattivare la Legge Speciale per Venezia, come avete scritto nel programma? In un momento caratterizzato da misure economiche draconiane come quello che stiamo passando, non crede che tanti programmi politici rischino di sembrare delle liste di pie illusioni?
Si, lo credo possibile.  La crisi globale è innegabile almeno quanto la polarizzazione della ricchezza che l’accompagna: i pochi ricchi sono sempre più ricchi mentre la maggioranza della popolazione è sempre più in difficoltà. Bisogna invertire l’ordine delle priorità. Smettiamola di tagliare i servizi ai cittadini e tagliamo i costi per gli armamenti, riduciamo la montagna di aziende partecipate a tutt’oggi presenti.

È rimasta famosa la polemica che l’ha vista coinvolta riguardo ai libri che affrontano tematiche relative al mondo gay. Come giudica il livello di dibattito politico sull’omosessualità? E quali sono, secondo lei, gli errori fatti dall’universo LBGT nel veicolare i propri messaggi?
Il progetto Leggere senza stereotipi e la modifica della modulistica scolastica sono stati supportati dalle più importanti università del nostro Paese, un modello a cui si ispirano diverse città italiane. Per una volta abbiamo cercato di prevenire il fenomeno della discriminazione sul nascere, qualsiasi discriminazione: razza/etnia, credo religioso o ateismo, genere, orientamento affettivo e sessuale. Anziché correre ai ripari in adolescenza, abbiamo lavorato affinché i nostri bambini siano un giorno degli adulti capaci di confrontarsi rispettosamente con la ricchezza e diversità del mondo in cui vivono. Il dibattito politico sul tema del l’omofobia è di bassissimo profilo perché giudica prima di conoscere.  L’omofobia è un fenomeno innanzitutto legato all’ignoranza. La logica della contrapposizione è funzionale alla strumentalizzazione fatta dai partiti che dovrebbero invece costruire una dialettica rispettosa di tutti. La sua domanda imputa alle vittime la responsabilità delle offese che subiscono. Ipotesi fuorviante e pericolosa un po’ come quando alcuni dicevano in passato che le donne venivano stuprate perché usavano le minigonne. Sono certa non fosse questa la sua intenzione.

Alle elezioni regionali per chi voterà?
Ci sono dei candidati credibili aldilà delle singole appartenenze partitiche, che di per sé poco mi toccano. Sceglierò in modo intelligente e ponderato a fronte dei diversi incontri che verranno fatti con la popolazione.