Brugnaro all’attacco: «no al partito del fancazzismo»

Bilancio disastrato? Commissariare Comune e partecipate. E boccia una “legge speciale”per Venezia: statalismo

Tra una visita ai mercati di Rialto a Venezia e una bacchettata ad una parte della stampa veneziana che non si interesserebbe a sufficienza alle sue iniziative, Luigi Brugnaro prosegue la sua campagna di candidato sindaco di Venezia in vista delle comunali del 31 maggio. Il presidente del gruppo Umana e della Reyer, il “Guazzaloca in saor”, corre con l’appoggio di una coalizione composta dalla sua civica dal color fucsia, da Area Popolare, da Forza Italia e dalle civiche Impegno di Renato Boraso (ex Pdl) e Malgara 2020, in un campo di centrodestra diviso fra la candidatura della Lega Nord (Gian Angelo Bellati), e quella dell’ex presidente leghista della Provincia, Francesca Zaccariotto. Ma lui, Brugnaro, «manager ed imprenditore da una vita» ci tiene a rimarcare la sua trasversalità, pronto al dialogo con tutti coloro che sono disposti «a rimettere in asse» la barca municipale.

Come sta procedendo la campagna?
Devo dire che all’inizio ero un po’ angosciato. Avevo paura di deludere le aspettative. Perché io non ho mai fatto politica, non ho mai vissuto di politica. Devo dire che adesso sto facendo un percorso meraviglioso perché ho avuto la possibilità di conoscere molto più in profondità la città. Il feeling per un neofita come me è ottimo. Ora le cose potrebbero cambiare, noi ci stiamo impegnando a fondo tanto che molte persone un tempo demoralizzate ora stanno tornando ad avere fiudicia.

Quali sono le vostre prioritá? Come vi rapportate col problema del dissesto del bilancio di Venezia? Quale è la vostra ricetta su turismo e partecipate?
Anzitutto bisogna smettere col pensare che basta tassare il turismo per rimettere le cose a posto. O che basti presentare una lista al governo per sperare di tappare i buchi. O sperare che a Roma varino una legge speciale per venire in soccorso a Venezia. Questa è una idea statalista ben radicata nel gruppo che sostiene il candidato del Pd Felice Casson. Ma non è la mia prospettiva. Io sono una persona trasversale. A queste elezioni non si va a votare destra o sinistra. Stavolta si sceglie tra chi ha voglia di fare, di creare lavoro, cultura, comunità e gli altri. Si sceglie tra il partito del lavoro e il partito del fancazzismo.

Ma per quanto riguarda i conti come vi comporterete?
La situazione è grave. Non si arriva a Natale se non si rimette in asse la barca. Occorre un commissariamento generale per il Comune e le partecipate. Si deve fare tutto insieme, tutto in unica soluzione, tutto in una unica stanza e democraticamente. Quando saremo in giunta commissarieremo tutto e subito. Occorre un governo di emergenza civica in cui coinvolgere ogni espressione della cittadinanza. Senza attendere l’analisi del dirigente di turno che fa la ricognizione della pianta organica di turno e poi riferisce in consiglio comuale. Non c’è tempo. Ci sono ad ogni modo alcune pratiche contabili a cui stiamo pensando.

Quali?
Anzitutto possiamo andare dal governo e chiedere un differimento, la legge lo permette, delle multe dovute agli sforamenti di bilancio del 2013 e 2014 causato da quei signori che ora si ricandidano e che all’epoca ci dicevano che tutto era in ordine. La cosa è giuridicamente percorribile a patto che si presenti un grande progetto strategico di risanamento che è quello che noi abbiamo in animo di concretizzare. In una con un grande progetto strategico di rilancio della città stessa. Per la parte della spesa corrente che non è finanziabile con le dismissioni, opteremo per un piano di razionalizzazione delle spese superfue a partire dagli affidamenti esterni. Il che genererà cospicui risparmi. Il tutto lo faremo dialogando con la città e i dipendenti comunali. Una ristrutturazione del debito è comunque inevitabile.

Se si parla di sicurezza e legalitá con accezione ampia si pensa ai fatti relativi alla criminalitá comune passando per il caso Tronchetto fino ad arrivare ai grandi reati che hanno riguardato opere come il Mose. Qual’é la sua ricetta?
La sicurezza ed il decoro sociale sono la nostra priorità. La sicurezza non è una cosa che si declina con l’idea di magistratura. La sicurezza è prevenzione. Significa togliere dalle strade sbandati, tossici, accattoni di professione, persone che vendono merce falsa, bighelloni, che in vita loro non fanno nulla. Il blocco sociale che sta dietro al candidato Casson ha una idea completamente diversa dalla mia. La loro idea di tolleranza e di integrazione permette che tutta questa gente stia per le strade. Non si tratta solo quindi di giocare a guardie e ladri, bensì dobbiamo impedire che questi fenomeni avvengano. Dobbiamo pulire le strade e creare nuovo ordine, dobbiamo riappropiarci dei nostri parchi. C’è gente che, tanto per dirne una, fa i propri bisogni sulle aiuole, sulle statue e sulle sculture.

A sentire il Carroccio veneziano questo primo turno fungerá da primarie per lo schieramento di centrodestra che si oppone a Casson. Lei condivide questo punto di vista?
Sì, è una interpretazione sostanzialmente condivisibile.

Lei ha espresso giudizi severi su una larga parte della coalizione che appoggia Casson identificando in un certo mondo ambientalista lo schieramento dei “no” più o meno a priori. Perchè? Che cosa la convince meno della proposta di Casson? Siete sicuri di andare al ballottaggio?
Siamo sicuri che andremo al ballottaggio perché il gradimento di Casson è in discesa. E siamo sicuri che al ballottaggio del 14 giugno vinceremo. Lo schieramento che sorregge Casson è quello dei no a tutti costi: no al Mose, no alle grandi navi, no all’aeroporto, no al porto. Noi invece siamo dalla parte dei veneziani. Ad ogni modo io rispetterò comunque l’esito del voto. Lo stesso facciano gli altri. Che non venga loro in mente di bloccare la città dopo la nostra affermazione. I cittadini sono stanchi di questa gente al potere. Sono trent’anni che amministrano male, mentre sono abituati a vincere col voto di scambio. Dobbiamo cambiare, cambiare e ancora cambiare.