Costabissara, io sto col “bar della perdizione”

Vicini anonimi e amministrazione contro uno dei pochi locali live rimasti nel Vicentino

Il caso del Mamaloca a Costabissara a Vicenza ha del grottesco. C’è un locale che ogni fine settimana fa suonare concerti rock, e sebbene sia in mezzo a case e condomini, secondo i titolari Cristiano e Simone Antonini non ha mai subìto un verbale dei vigili per rumori molesti, né rimostranze dai vicini. Secondo il Comune, invece, il bar avrebbe violato le regole della convenzione (in scadenza, e ora di nuovo messa a bando di gara) su orari, uso del giardino esterno e della sala comunale al piano di sopra, tenendo una conduzione «lesiva alla quiete pubblica». La guerra è passata ai legali, e se le vedranno loro carte e prove alla mano.

CHE PAURA I MOSTRI
Ma l’aspetto demenziale sta nel contorno, che a naso sembra nascondere il vero motivo dello scontro che sta schierando giovani e meno giovani a difesa di uno dei pochi ritrovi di musica live rimasti nel Vicentino. E’ circolata una lettera di qualche infastidito e moraleggiante vicino, protocollata in municipio, del seguente tenore: «Ogni fine settimana ascoltiamo per tutta la notte, e come fossero dentro le nostre case, i concerti del Mama. Una sera ci siamo trovati davanti una scena raccapricciante: gente con 3 o 4 bicchieri di alcol in mano, sigarette e bottiglie ovunque, volumi illegali. Il cantante praticamente nudo urlava rappresentando Marilyn Manson. Il locale dovrebbe essere centro di aggregazione giovanile, non luogo di perdizione estrema. Non possiamo accettare che venga messo in mano a dei “mostri”». Al di là delle accuse da verificare per cui i gestori hanno sporto denuncia per diffamazione contro ignoti, pare di essere negli anni ’50 del secolo scorso: ma dove vivono, questi signori che non hanno il coraggio di firmarsi? Non lo sanno che gli spettacoli musicali si sono evoluti, dai tempi di Fred Buscaglione (un grandissimo, che tra l’altro fumava e beveva come un demonio)?

ETICA PUBBLICA
Secondo fatto: dopo l’avvio di una raccolta di firme a sostegno del bar “satanico” (povero Satana, tirato in ballo per così poco) che culminerà la sera di giovedì 14 maggio in un “Mamaloca day”, e dopo un incontro fra amministrazione e titolari (che lamentano di essere stati «insultati»), è arrivata la presa di posizione ufficiale del sindaco Maria Cristina Franco. Fra i «doveri comportamentali» che secondo la Franco non sarebbero stati rispettati, c’è anche quello di utilizzare in modo appropriato il Centro Culturale Comunale “Elisa Conte” al primo piano. Cosa che non sarebbe avvenuta quando nella stanza sarebbe stato girato un video «dai contenuti scabrosi e volgari» (un’intervista di Andrea Dipré, popolare personaggio del web, ad un signore che parla di una sua “dote” particolare), un fatto «umanamente ed eticamente deplorevole» su cui il Comune, «una volta scoperto», non può «soprassedere». Infine, l’argomento che taglierebbe la testa al toro: «i gestori hanno trasformato il bar, attività prevista dal contratto, in un locale di pubblico spettacolo, attività diversa dal contratto che richiede specifiche autorizzazioni mai richieste».

TEMPI SOSPETTI
Domanda: ma se ne accorgono solo adesso? Sono 13 anni che i due Antonini gestiscono il locale, e da svariati anni organizzano serate live. Quanto al filmato che ha fatto rizzare i capelli in testa alla sindaco, è del febbraio di un anno fa: siamo un po’ distratti, eh? In Rete sta montando una protesta contro la protesta dell’amministrazione e degli accusatori senza volto, contro-accusandola di bigottismo. Ma ragazzi: i bigotti di una volta, quanto meno, avevano alle spalle una morale comune ch’era davvero comune, cioé diffusa e ancora solida, anche se sotto attacco dei nuovi costumi (che proprio il rock’n’roll traduceva in note, balli e divertimento). Gli autori dell’esposto anonimo sono una retroguardia di minoranza. Che avrebbero diritto soltanto a lamentarsi di disagi concreti (da dimostrare), non di condizionare un intero Comune in base a soggettive e discutibili opinioni sulla qualità artistica degli show. Il sindaco Franco dovrebbe chiarire un punto, anzi il punto: a cosa corrisponde esattamente «il prevalente interesse pubblico» su cui si impernia la convenzione? Chi decide, e in base a quali criteri, se un concerto o un’attività è “umanamente ed eticamente” accettabile? E soprattutto: se l’amministrazione si sta ponendo il problema adesso, fatalità dopo la lettera, e ammesso e non concesso che abbia ragione, in questi anni il Comune non ha forse lasciato che fossero violate le sue stesse regole? Grottesco è dir poco, il caso del Mamaloca.