Padova, «gogna su profughi, li sposteremo»

I sei profughi ospitati a Padova da Patrizia Ferro potrebbero essere spostati in un’altra residenza a causa della pressione mediatica e delle attenzioni “morbose” portate dalla politica. Si sfoga Stefano Ferro, fratello di Patrizia e componente dell’”Associazione per un sorriso” al Corriere del Veneto: «Ma come si fa a prendersela con chi ha vissuto l’inferno? Dovrebbe venire spontaneo aiutarli, salvarli, e invece devono subire le prese in giro e le goliardate dei politici, le ordinanze, le intimidazioni».

«E anche i giornalisti che suonano continuamente al campanello, le telecamere che riprendono le finestre, la diffidenza frutto dell’ignoranza – prosegue Ferro -. Dopo tutto quello che hanno passato, sono messi alla gogna dalla superficialità di chi si permette di ridere sopra a drammi disumani, irraccontabili. Io li vedo questi ragazzi quando, a volte, tornano da scuola avviliti per qualche insulto, sono dispiaciuti, sotto stress. È giusto? Fa rabbia, non se lo meritano. Noi facciamo quello che ci dice la prefettura, mia sorella non intende recedere dal contratto, ma ci stiamo tutti chiedendo se non sia il caso di trasferirli in un alloggio meno esposto». Anche don Luca Faverin, referente di «Percorso Vita» si oppone allo “sfratto” dei profughi: «Per noi non è un problema spostarli di 500 metri, spazi ne abbiamo, però sarebbe un brutto segnale per Padova. Si darebbe l’immagine di una città che non accoglie e alza le barricate: un fatto di una gravità inaudita». I sei giovani vanno a scuola, parlano inglese e cominciano a capire anche l’italiano, ma a Padova si sono già raccolte 5000 firme in una settimana per sfrattarli.

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