Per Zaia (e Salvini) il fiele del Vernacoliere

Lo storico mensile satirico toscano prende di mira il governatore veneto su rom e clandestini

Il governatore leghista del Veneto Luca Zaia finisce sulla seconda pagina del Vernacoliere, storico mensile livornese, una vera e propria icona regionale che mischia una satira sapida, spesso truculenta, ad alcuni approfondimenti dal taglio sociale. In realtà, come in un film di Mario Monicelli, la vignetta pubblicata a pagina 2 dell’ultimo numero, quello di maggio, è una pièce a più parti. Ma sempre in salsa padana.

Il primo a finire nel mirino della redazione è il leader del Carroccio Matteo Salvini che viene descritto durante un ipotetico comizio seguìto alle routinarie polemiche su clandestini e rom: «È ora di finirla. Questi non lavorano, non finiscono in galera e hanno gratis quello per cui i cittadini devono pagare». Appena sotto il proseguo della foto-vignetta ritrae i vertici della Lega che commentano a margine del medesimo comizio immaginario. Comincia il governatore lombardo Bobo Maroni: «Uè, ma perché se la piglia con noi?». Appresso, in un crescendo rutilante di equivoci, il colonnello Roberto Calderoli: «Io non ci ho capito un cazzo». E tocca proprio a Zaia, come in una commedia di Plauto, risolvere la situazione: mani sulla bocca e occhio pallato, il governatore veneto si domanda: «Boh, non s’era detto che doveva parlare male degli zingari?».

Ma non finiscono qui, gli ingredienti veneti nel giornale toscano. Eccovi il commento pubblicato a pagina 11 a firma di Maria Turchetto, già docente di storia del pensiero economico dell’ateneo veneziano di Ca’ Foscari. La professoressa muove una critica tra sociologia e ironia rispetto a quelli che l’autrice ritiene essere alcuni luoghi comuni in materia di immigrazione. Il che non significa però che il mensile livornese abbandoni la sua verve corrosiva. Basta leggere appena più in basso la striscia di «Gualtiero il puttaniero»: una sorta di prototipo nazional-popolare di utilizzatore finale. Il quale prima chiede di affondare i barconi, ma poi si rimangia la parola. Perché altrimenti, per trovare le sue prostitute preferite, sarebbe costretto a volare ogni settimana «in Nigeria».

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