La soluzione della FAO: mangiare insetti

Riscopro un’interessante relazione tenuta alcuni anni fa in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dei Georgofili da Romano Prodi La rivoluzione in agricoltura: verso la fine della scarsità“. Evidenziava il Professore che per merito del progresso tecnologico in agricoltura, con l’introduzione di varietà migliorate, l’impiego dei fertilizzanti, il controllo degli antagonismi parassitari, la meccanizzazione agricola, era stato conseguito un notevole incremento nella disponibilità di prodotti agricoli. Il nostro Paese come molti Paesi industrializzati aveva raggiunto la fase di sazietà, caratterizzata da una stazionarietà dei consumi alimentari, sia nel complesso sia in relazione ai principali elementi nutritivi e alle singole grandi categorie merceologiche, a seguito di una crescente omogeneizzazione dei consumi alimentari.

Questo stato di sazietà si era raggiunto attraverso la diffusione del consumo di prodotti poveri di origine vegetale, in particolare cereali e legumi, ed in seguito con l’arricchimento della dieta con prodotti animali. Tra il 1970 ed il 2000 si rilevava un aumento di ben il 50% nei consumi pro-capite dei prodotti di origine animale, mentre stazionari quelli di origine vegetale, ma con riduzione di cereali e patate e aumento di ortaggi e frutta. Ma la lunga epoca di cibo abbondante e a basso costo è terminata, per lasciare il posto ad un’era di nuova scarsità; nel 2050 saremo più di 9 miliardi ad abitare il pianeta , circa un terzo in più di oggi, e per soddisfare la domanda di cibo avremo bisogno di aumentare la produzione agricola del 70%, rispetto all’attuale. Per di più dovremo farlo in maniera più sostenibile che in passato.

L’argomento di grande attualità, oggetto di convegni dibattiti e proposte, è il tema scelto per l’Esposizione Universale di Milano 2015 “Nutrire il Pianeta, energia per la vita“. Tra le tante ipotesi e proposte per risolvere la fame nel mondo, una certa attenzione è posta all’utilizzo degli insetti, come in un recente articolo “Mangiatori di insetti”, di Santi Longo, pubblicato su Georgofili Info newsletter (febbraio 2015). «Alcuni popoli dell’America centrale e meridionale, dell’Africa, dell’Asia, dell’Australia e della Nuova Zelanda, integrano il fabbisogno proteico alimentandosi di circa 2000 specie di insetti commestibili. Gli insetti che attualmente integrano la dieta di circa 2 miliardi di persone sono stati fra i primi alimenti dell’uomo e, oltre a rappresentare una fonte di proteine e di grassi più efficiente rispetto ad altri animali in allevamento, producono meno gas serra e possono essere utilizzati per decomporre i rifiuti… Attualmente anche nei menu dei ristoranti europei vengono proposti numerosi piatti a base di insetti: gli spiedini di larve di punteruolo rosso e cipolle sono apprezzati soprattutto in Francia, mentre un ristorante milanese ha proposto focacce con provola affumicata e grilli, polpettine di riso nero e larve, risotto di sidro montanaro, salsiccia e vespe».

Certamente essere preparati ad un futuro alimentare molto incerto, che paventa il ritorno alla scarsità, è una necessaria opportunità. Pur tuttavia in un Paese, come l’Italia, così ricco di cucine regionali, un immenso patrimonio costruito nel tempo dalle diverse classi sociali, dalle più ricche alle più povere, la parsimonia del mondo contadino e della classe borghese del passato sono una testimonianza del saper vivere anche in tempi difficili. Ed il nostro popolo mostra sempre il meglio di sé proprio quando la situazione sembra non offrire soluzioni se non quella …. di dover mangiare formiche.

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