Migranti, Padova città “senza” sindaco

«Bitonci sindaco di tutti», si legge nella pagina di presentazione del suo profilo Facebook. Sindaco non c’è dubbio, visto che è stato eletto al ballottaggio nel giugno di un anno fa. Di tutti, chissà. Di certo non di quei padovani, cittadini anch’essi, che hanno deciso di non girarsi dall’altra parte e di ospitare nelle proprie case un piccolo numero di migranti. È contro di loro che per venerdì è stata organizzata una fiaccolata alla quale il “sindaco di tutti” ha dato la sua adesione. È contro di loro che sono state raccolte firme in piazza, per una petizione che ha avuto tra i promotori un assessore comunale e tra i firmatari Matteo Salvini e lo stesso Bitonci. E giusto per scoraggiare altri volenterosi, il primo cittadino della città del Santo (forestiero pure Antonio, ma capace di portare il nome di Padova nei cinque continenti) ha firmato un provvedimento che a norma di legge metterà sotto controllo i subaffitti, ma è nata esplicitamente come “ordinanza anti profughi: non li vogliamo nelle case private”.

Strano concetto, quella della proprietà privata in salsa leghista: pronti a tutto per difenderla dalle “invasioni” degli stranieri (e mettiamoci anche i rom) poi però un cittadino del suo alloggio non può fare quello che vuole. Ad esempio rispondere a un’emergenza mettendosi in gioco in prima persona, cuore e braccia, senza aspettare che siano sempre “altri” ad affrontarla. Non si può negare che toni e gesti abbiano assunto in questi giorni anche un accento intimidatorio. Patrizia, la signora che vicino a Piazza dei Signori ospita nel suo appartamento sei giovani africani, ha lasciato la città. Ha paura della reazione dei vicini, dell’odio che respira intorno ai suoi ragazzi. Ha paura ma tira avanti Mara, che ha offerto la sua villetta in periferia a un gruppo di migranti. Hanno paura perché il clima di disprezzo per gli stranieri e di intimidazione per chi osa spendersi in prima persona per una briciola di accoglienza purtroppo contamina e inquina. Peccato che sia proprio un “sindaco di tutti” ad alimentarlo, un rappresentante delle istituzioni “di prossimità” che dovrebbe avere più a cuore la buona organizzazione e la pace sociale (oltre che la legalità, s’intende, e la sicurezza, valori fondamentali per ogni agglomerato sociale) che il tornaconto della sua parte politica (pur impegnata in una tornata elettorale).

Su Facebook è tutto un fiorire di improperi (paradossalmente appena si prova a spendere una parola comprensiva per gli immigrati si viene invitati a prenderceli a casa nostra, però poi se qualcuno fa effettivamente così viene insultato senza pietà… ). Non pochi scrivono senza giri di parole che i profughi farebbero bene a sparire, come nel film del 2011 “Cose dell’altro mondo”, magari sotto terra o sotto il mare. Per fortuna c’è un pezzo di Padova che non si fa intimidire, nonostante ordinanze perentorie e minacce di querele, come quelle ricevute da un prete a capo di una cooperativa di accoglienza: ieri proprio a don Favarin sono arrivate numerose offerte di stanze o appartamenti liberi. Analoghe disponibilità sono state annunciate dai Frati della Basilica di Sant’Antonio. Le realtà associative annunciano un sit-in di sostegno all’ospitalità. Un’altra faccia di Padova. La migliore.

Antonella Mariani
“La bella Padova che non ha sindaco”
Avvenire
12 maggio 2015