Verona, polo delle caldaie in crisi

Il comparto termomeccanico veronese, che conta 300 aziende che danno lavoro a circa 5 mila persone sfruttando un giro d’affari stimato in oltre 4 miliardi, sta vivendo un momento di difficoltà, certificato anche dall’incontro tenutosi negli scorsi giorni al ministero dello Sviluppo economico per cercare di risolvere alcuni dei problemi del comparto veronese.

«I forti indebitamenti dei nomi di punta – spiega le ragioni dell’incontro il segretario regionale Fim Cisl Massimiliano Nobis – hanno tolto risorse per l’industrializzazione di nuovi prodotti facendo perdere così quote di mercato all’intero comparto veronese. Al governo chiederemo di convocare al tavolo anche le aziende. Il settore deve investire al più presto in ricerca e innovazione dei prodotti. Il Mise può supportare questa azione ma la cultura imprenditoriale deve radicalmente cambiare: il futuro industriale è possibile se le aziende iniziano a sentirsi parte di un sistema termomeccanico territoriale e si rendono disponibili al confronto per definire percorsi di partecipazione dei lavoratori».

Eppure, nonostante i tagli al personale cui sono state costrette molte aziende, Verona viene da sei trimestri consecutivi di crescita della produzione, che nell’ultimo trimestre 2014, ha segnato un +2,02% rispetto al 2013. Nei prossimi giorni sarà diffusa l’ultima indagine congiunturale, che, anticipa il Sole 24 Ore,  dimostrerà che «la fiducia degli imprenditori ha avuto nuovo slancio dalla ripresa della domanda interna e dalla forte spinta dell’export nei Paesi extra Ue, che a fine anno supera i 6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+6,28%)».

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