Troppi ipermercati? L’acquisto torna a km 0

Renato Salvadori, presidente di Confcommercio Treviso, torna a ragionare sui rapporti che regolano il sistema del commercio italiano tradizionalmente diviso tra  i piccoli negozi distribuiti nei centri urbani e la rete di grande distribuzione che domina province e periferie. In sostanza, se da una parte l’effetto della grande distribuzione complessivamente porta  a danneggiare il lavoro nelle piccole imprese, dall’altra parte, il continuo proliferare di ipermercati insieme alle misure sul tema delle liberalizzazioni stanno portando i grandi centri commerciali ad una concorrenza spietata che rischia di travolgere gli stessi operatori.

«La liberalizzazione voluta dal Decreto Salva Italia, contrastata fin da subito dalla nostra Organizzazione, sta dando ora gli annunciati risultati negativi e dopo le fughe in avanti assistiamo a brusche frenate e si invoca la regolamentazione delle aperture domenicali – spiega al Corriere del Veneto Salvadori -. Dopo la corsa ad acquistare le grandi marche figlie della globalizzazione, si cerca l’acquisto a chilometro zero». Visione condivisa anche dal sindacato, che sottolinea come la contrazione dei consumi stia favorendo un’inversione di tendenza ed un ritorno ai negozi di vicinato.

In mezzo a tutto questo si pone anche la questione dello sganciamento del contratto di lavoro dei lavoratori della grande distribuzione organizzata rispetto a quello del commercio che, secondo Edoardo Dorella, segretario di Fisascat Cisl Belluno-Treviso, sono messi in discussione. «E’ vero – ha spiegato – che il negozio di città che tiene aperto la domenica costringe spesso i dipendenti ad orari di lavoro non mitigati dalla turnazione possibile nei punti vendita della Gdo, però se colossi del commercio decidono che 1.400 persone devono andare in mobilità non c’è discussione. Nelle botteghe di paese, invece, prima di lasciare a casa qualcuno, si fa l’impossibile».

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