Veneto, monitoraggio su acque inquinate

Le Ulss hanno lanciato un monitoraggio biologico sulla popolazione residente nelle aree del Veneto interessate dall’inquinamento delle acque da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas), per valutare l’esposizione pregressa delle persone. Lo studio, del costo di circa 450 mila euro, è interamente coordinato e finanziato dalla Regione del Veneto, di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità.

«Seguiamo con attenzione quotidiana questa situazione fin dall’estate 2013 quando si palesò – dice l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto – e, dopo aver messo tempestivamente in atto tutte le misure urgenti possibili, passiamo ora a questo studio sulle persone, molto significativo e richiesto un po’ da tutti. La presenza di un contaminante – precisa l’assessore – non è automaticamente associata ad un effetto sulla salute, ma il biomonitoraggio umano è uno strumento efficacissimo per valutare l’esposizione a inquinanti ambientali, misurando la loro concentrazione nei liquidi e nei tessuti del corpo umano, e rilevando la dose interna, cioè l’esposizione complessiva a un certo inquinante. I dati raccolti serviranno per valutare su basi scientifiche il rischio tossicologico per la salute umana». La metodologia seguita nel disegno dello studio è definita a “cerchi concentrici” si parte dalla zona a maggiore impatto e sulla base dei risultati si procederà ad estendere lo studio alle altre aree interessate dal problema.

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