Baita: «dal Mose fiumi di miliardi»

L’ingegnere Piergiorgio Baita è stato convocato ieri nell’aula del Tribunale di Milano dove è sotto processo per corruzione Mario Milanese, ex braccio destro di Giulio Tremonti.  Incalzato dalle domande del pubblico ministero di Milano l’ex presidente della Mantovani ha rivelato qualche particolare nuovo sulla vicenda Mose: innanzi tutto spiegando come il Consorzio Venezia Nuova, attraverso un sistema di fatture false e sovraffatturazione, costituisse i fondi neri da utilizzare poi come tangenti da consegnare a funzionari, politici o ufficiali delle forse dell’ordine.Tutto questo tuttavia, stando alle dichiarazioni riportate oggi da la Nuova Venezia, non sarebbe che una minima parte dei fondi che gestiva la “cupola” tra stipendi gonfiati  e sponsorizzazioni.

Baita ha poi parlato di quei 500 mila euro consegnati, secondo l’accusa, proprio a Milanese. Baita avrebbe spiegato che l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta gli aveva fatto sapere che non sarebbe riuscito a sbloccare al Cipe i 400 milioni per il Mose perché il ministero dell’Economia di Tremonti voleva che quei soldi finissero al Sud Italia. Il vertice del Consorzio, secondo la ricostruzione de la Nuova Venezia, avrebbe deciso di consultare l’europarlamentare di Forza Italia Lia Sartori, la quale avrebbe consigliato di rivolgersi al vicentino Roberto Meneguzzo della Palladio Finanziaria. Questi sarebbe riuscito a far incontrare Mazzacurati con Tremonti. Una volta rientrato a Venezia avrebbe spiegato che il ministro l’aveva indirizzato da Milanese. «Ci vogliono 500 mila euro per lui» avrebbe detto in quell’occasione l’allora presidente del Consorzio.

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