Padova, chi ha paura del profugo?

Interviste di strada ai padovani sull’accoglienza privata ai migranti

I padovani si dividono sulla fiaccolata organizzata da commercianti, comitati e appoggiata dal sindaco Bitonci contro la proposta avanzata dal prefetto di Venezia di ospitare profughi in case private (e bocciata dal Comune patavino con apposita ordinanza che prevede una multa di 500 euro). Ma la città è davvero così divisa? Il mercato di Piazza Erbe è il luogo ideale per sentire il polso della cittadinanza sulla questione. Un sondaggio senza alcun intento statistico, ma utile in senso letterale a “sondare” l’atteggiamento generale rispetto al tema dell’immigrazione.

Le opinioni a riguardo sono molte e variegate, tuttavia dalle singole dichiarazioni emerge, un po’ a sorpresa ma fore anche no, una posizione coerente su un punto fondamentale: i profughi vanno accolti. La pensa così la maggioranza degli intervistati. Come la signora Linda: «Sono persone come noi. Se veramente fuggono dall’inferno è una questione di coscienza accoglierli», anche se, fa notare Alessandra, «la Chiesa dovrebbe fare la sua parte». A favore dell’accoglienza è anche Pietro, edicolante, che tuttavia pone l’accento su un aspetto fondamentale: il “dopo”. «Nessuno si tira indietro, il problema non è trovare il posto, ma cosa succede a queste persone dopo che le hai accolte. Li lasci in un limbo ai margini della società per due, tre anni e poi? L’accoglienza è solo la punta dell’iceberg».

L’altro punto di convergenza riguarda la diffidenza sulla gestione dell’emergenza e il timore diffuso, dopo il recente scandalo di Mafia Capitale, è che simili speculazioni economiche siano in atto anche in Veneto. «Non c’è prova del contrario, quindi il sospetto è che sia così dappertutto», sostiene Giuseppe, pensionato. E se qualcuno avanza dubbi, altri ne sono certi: «Dietro c’è un business economico, dove a guadagnare sono anche i politici. Ma non si può sempre far ricadere tutto sulle spalle dei privati cittadini. Alla base c’è un preciso disegno, perché dal momento in cui apri dei centri di accoglienza, dove girano soldi, si creano degli interessi. Quindi da questo punto di vista ha anche ragione chi scende in piazza per dire “basta”, ma d’altro canto ce l’ha anche chi dice “accogliamoli”, perché sono uomini anche loro. Prendercela con loro non ha senso, ma oltre un certo punto non siamo in grado di sostenerli».

Rispetto alle novità del piano di accoglienza europeo appena presentato a Bruxelles, se da una parte c’è cautela, «a livello concettuale sembra una risposta adeguata; vedremo dal lato pratico», dall’altra si palesa la speranza che possa essere il segnale della fine dell’isolamento italiano: «finalmente qualcosa si muove». In linea generale quindi, anche i padovani meno propensi all’accoglienza si rivelano informati sull’argomento immigrazione e concordano sull’ospitalità della città: «Padova è molto tollerante. Quello che non è tollerabile è l’iniquità: se non c’è giustizia non c’è ordine», afferma Piero, volontario per la sorveglianza nei luoghi pubblici, riferendosi ai fenomeni di criminalità legati all’immigrazione clandestina.

Una confusione, quella tra clandestini e profughi, che riguarda più di qualcuno: «alla sola parola “profughi” mi viene la pelle d’oca» afferma Franco, giovane lavoratore edile, anche se una volta chiarito il fraintendimento, tiene a precisare. «Non sono razzista, ho lavorato con molti albanesi e rumeni. Se qui ci fosse la guerra scapperei anch’io. I profughi sono un‘eccezione, ma i clandestini che delinquono e spacciano impunemente non li tollero». Il rischio di scadere nel razzismo è sempre dietro l’angolo: «in città c’è sicuramente una componente razzista. Se così non fosse non avrebbero votato questo sindaco», sostiene Giuseppe, pensionato. Razzismo a parte, quasi nessuno dichiara di voler partecipare alle manifestazioni di domani: «non andrò né all’una né all’altra», «sono contrario a tutte e due», rispondono i passanti.

Per trovare qualcuno d’accordo con l’iniziativa del sindaco Bitonci bisogna avvicinarsi al gazebo di Fratelli d’Italia allestito in Piazza dei Frutti, dove Marianna Nicastro, coordinatrice regionale di FdI, rivendica la lotta in prima linea del suo partito contro l’immigrazione: «parteciperemo alla fiaccolata. È terreno nostro, non potremmo non esserci. Bisognerebbe impedire ai profughi di partire, anche perché qui non ce n’è neanche più per noi». Si dice “contrarissimo” rispetto alla possibilità di ospitare rifugiati nelle case private il suo sodale Stefano, perché «anche tra i profughi ci potrebbero essere dei clandestini che si mimetizzano per infiltrarsi in Italia». Decisamente più estreme le posizioni del signor Carlo Maria, che tira in ballo lo scontro di civiltà: «Quelli che arrivano con i barconi sono tutti clandestini. Gli scafisti vengono pagati dai loro governi che stilano degli elenchi di persone non gradite e li mandano qui, sapendo che il diritto internazionale ci costringe a salvarli in mare. Si tratta di un progetto musulmano di invasione silenziosa”».

Al di là di certe opinioni massimaliste, tuttavia, Padova non sembra affatto la città sul piede di guerra che viene rappresentata dai media e si dimostra anzi poco avvezza alle strumentalizzazioni della stampa e della politica. «Quando vedo Zaia al telegiornale – lamenta un’anziana signora – parla solo di paura. Invece dovremmo essere più sereni, non si può terrorizzare la gente».

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