Valdastico, è la Costituzione a dire no

Delrio ha chiarito il punto: l’opera poggia su un presupposto fragilissimo, Trento è tutelata dalla Carta

Secondo il deputato veneto Andrea Causin (Area Popolare-Udc-Ncd), la risposta del ministro delle infrastrutture Graziano Delrio (Pd) sullo sblocco della Valdastico Nord é stata «una risposta politica», perchè si rimangia il percorso avviato al Cipe dal suo predecessore Maurizio Lupi per superare, attraverso la procedura di “legge obbiettivo” ex articolo 165 del Codice Appalti, la ferma e incrollabile opposizione della Provincia autonoma di Trento. Causin ha ragione sul punto politico: stando a Delrio, il governo Renzi ha fatto una giravolta a U sui 19 km mancanti alla A31 Verona-Trento, cioè il tratto Piovene Rocchette-Besenello. E ha messo in difficoltà la candidata del centrosinistra in Veneto, Alessandra Moretti, che della bretella veneto-trentina ha fatto un cavallo di battaglia elettorale.

Ma Causin ha torto nel merito, perché l’argomentazione del ministro è giuridicamente a prova di bomba. Leggiamola per esteso: «come confermato dal Presidente del Consiglio dei ministri, la procedura di cui all’articolo 165 consente di superare solo la carenza di consenso sulla localizzazione dell’opera, ossia sull’individuazione di quello che dovrà essere il corridoio lungo il quale sviluppare il tracciato dell’arteria autostradale, ma non può superare la carenza di quello che è richiesto da norme attuative dello statuto speciale». Traduzione: noi da Roma possiamo influire sul “dove”, non sul “se”. Trento, grazie ai poteri speciali del suo statuto di Provincia autonoma, può fermare anche il governo. Così vuole la Costituzione. E la Costituzione è superiore al potere esecutivo e a qualsiasi legge ordinaria. Di qui non si scappa. E non si passa.

Perciò, per infilzarlo a dovere, Causin dovrebbe piuttosto accusare Del Rio (che non ha per niente gradito, additando Lupi come il “mandante” dietro le quinte) di aver sostenuto una tesi falsa o inesatta sul piano giuridico. Ma questo non può dirlo, per il semplice fatto che il ministro ha detto il vero. Il problema ora è il tempo, e il tempo è denaro. Il governo è da mesi preso tra due fuochi: da una parte il fronte del sì, composto dalla società concessionaria (enti locali, Intesa Sanpaolo, Astaldi), dalla Regione Veneto e da Confindustria Veneto; dall’altra dal fronte contrario, cioè la Provincia di Trento (amministrata dal centrosinistra) e i Comuni trentini interessati. La proroga della concessione al 31 dicembre 2026, concordata nel 2009 con la Commissione europa, si regge solo se entro il 30 giugno prossimo sarà approvato il progetto definitivo della Valdastico Nord (costo: 1 miliardo di euro), altrimenti tornerà in vita l’originaria scadenza del 30 giugno 2013, già in proroga, ed entro sei mesi dovrà essere concordata la decadenza formale della concessione e pagato al concessionario quanto investito in questi anni e non ammortizzato (1,2 miliardi di euro per la Valdastico Sud, che a quel punto non sarebbe più remunerativa). Nei giorni scorsi il concessionario ha presentato al Tar Lazio un ricorso per dichiarare il governo inadempiente rispetto alla procedura “articolo 165”, chiedendo già l’immediato risarcimento dei danni. E’ la bella eredità lasciata dal “sistema Incalza”.

Delrio, in ogni caso, deve fare in fretta e decidere il da farsi. Ma non gli si può rinfacciare di dire baggianate. Semmai, di accorgersi solo ora (è stato fino a poco tempo fa il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il numero 2 di Palazzo Chigi) che l’intera impalcatura della Valdastico è stata costruita sulle sabbie mobili. Perché, per essere sicuri di tagliare il nastro, c’era bisogno di cambiare la suprema Carta trasformando il Trentino in una Provincia come tutte le altre. Vasto programma, vero superficialoni veneti?

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