Borsalino, un veronese cerca di salvare l’azienda cult

Marco Moccia, 44anni, di origine veronese, è uno dei protagonisti più importanti del rilancio di Borsalino, icona in tutto il mondo della produzione di copricapi in feltro. Moccia fu nominato amministratore delegato della società nel suo punto più basso, a gennaio del 2013, quando il margine operativo lordo era in rosso di due milioni sui 15 di fatturato complessivo. Moccia ha dovuto fare i conti con le banche che chiudevano i rubinetti, con i fornitori non pagati che bussavano alle porte e con il sequestro del 70% della proprietà che faceva capo a Marco Marenco, arrestato per bancarotta. Tutte vicende che non hanno impedito alla Borsalino di individuare un investitore intenzionato ad entrare nell’operazione di ristrutturazione dell’azienda che vive ancora però una grave situazione debitoria.

«Da due anni non possiamo contare sulle banche – racconta Moccia intervistato da l’Arena -, e la continuità dell’azienda è stata garantita dal flusso di cassa. Questo è stato possibile grazie ad un processo di riorganizzazione che è passato attraverso una ridefinizione della strategia aziendale, con la chiusura di alcune licenze che portavano poco al brand, come biciclette e ombrelli. Nel primo trimestre di quest’anno è stato registrato un margine operativo lordo positivo di 200mila euro. Abbiamo collocato l’azienda in una situazione di equilibrio, fondamentale per affrontare la delicata fase di concordato preventivo che si è a sua volta resa necessaria vista la situazione debitoria».

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