«Parco Querini, salviamolo dall’abbandono»

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Il Parco Querini di Vicenza è un importante monumento verde e come tale vincolato dalle leggi nazionali di tutela 1089/1939 e 1497/1939. E’ un preziosissimo scrigno che raccoglie un inestimabile patrimonio: botanico, artistico, architettonico. Per queste sue caratteristiche ha bisogno di cura, di protezione e, se lo si volesse promuovere come meta negli itinerari del turismo culturale, anche di grande sensibilità.

L’associazione Civiltà del Verde da sempre ha a cuore questo parco e per questa ragione negli anni ha messo a disposizione, senza mai risparmiarsi, le competenze e la disponibilità di tempo e di lavoro dei propri soci. Malgrado ciò, e soprattutto malgrado le numerose lettere di denuncia prodotte negli anni e anche negli ultimi mesi, il degrado avanza a ritmi vertiginosi e nessuno, concretamente, sembra voler arrestare questo processo.

Un esempio fra tutti: le serre. Per incuria, a partire da quando il parco da privato è diventato pubblico e si è andata a perdere l’attività florovivaistica, questa straordinaria struttura architettonica è stata abbandonata al suo destino e oggi è ridotta ad un cumulo di rovine, riparo per polli e galline abbandonati nel parco e oggi divenuti una comunità numerosa e assolutamente impropria. Ugualmente dicasi per i conigli presenti non certo in modo spontaneo, abbandonati da qualcuno che non sapeva, egoisticamente, come liberarsene. Conigli presenti ovunque, che assieme alle nutrie (se ne contano quasi una ventina) aggrediscono le tenere cortecce delle piante da poco messe a dimora a spese del Comune, scorticandole e provocandone lentamente la morte. A loro vanno anche imputati i numerosissimi buchi a filo acqua che provocano il cedimento delle sponde di quella che un tempo era una bellissima peschiera oggi ridotta ad acquitrino e a vasca di riproduzione di tartarughe esotiche, anch’esse abbandonate, che distruggono la flora e la fauna originarie.

Ma parlare di queste cose non si può perché il discorso viene travisato, con buona pace di chi non conosce come funzionano gli ecosistemi e che, soprattutto, pensa che il nostro obiettivo sia far sparire gli animali dal parco. Ci rendiamo conto che una città con scarsa attenzione per l’ambiente e il paesaggio, capace di agire solo in funzione dello sfruttamento effimero, mordi-e-fuggi, del patrimonio culturale (Parco Querini è promosso dall’assessorato che dovrebbe averne cura come meravigliosa palestra gratuita all’aperto) considera queste nostre preoccupazioni eccessive o addirittura fuori luogo. Eppure non lo sono. Con somma amarezza constatiamo che se ci trovassimo in un qualunque altro contesto, ad esempio Parigi o Londra, Parco Querini avrebbe un ruolo profondamente diverso. Un luogo non solo per lo svago e il ristoro (non si vive solo di spritz!) ma strumento per veicolare la nostra cultura facendola rivivere attraverso la valorizzazione di questo straordinario museo all’aperto.

Dunque cosa fare? Chiediamo all’amministrazione comunale di dare con urgenza seguito alle nostre richieste a partire dalle denunce presentate tanto all’Ulss e alla polizia municipale per segnalare la condizione di degrado e di mancanza di igiene provocati non solo dagli animali ma dalla generale incuria (si pensi alla zona dei bagni pubblici) così come le dubbie frequentazioni che favoriscono la prostituzione e lo spaccio di droga sotto gli occhi di tutti durante l’orario di apertura del parco.
Una buona parte dei problemi potrebbe essere facilmente risolta con la messa a punto di una sorveglianza adeguata, facendo ricorso ad un servizio promosso da persone consapevoli del valore del luogo e soprattutto competenti, in grado cioè di garantire una presenza attiva tanto sul fronte del controllo degli utenti quanto su quello della manutenzione e della promozione del bene. Al contrario la sorveglianza del parco è stata affidata, tramite bando a una cooperativa sociale con sede legale a Cuneo, specializzata principalmente, da quanto si legge, in pulizie generali non specializzate. La loro prestazione, molto limitata nel tempo e nelle attività, non soddisfa di certo le molteplici necessità del parco e del resto il Comune – cosa ancor più grave – non si adopera per far rispettare la piena esecuzione degli impegni assunti.

Chiediamo che l’amministrazione comunale dimostri di comprendere non solo le nostre ragioni ma quelle dell’intera città sapendo interpretare in modo responsabile il suo mandato di tutore del bene pubblico. Contiamo che il Comune colga anche quest’ultimo appello e lo faccia fattivamente proprio. Spunti dai quali iniziare di certo non mancano. Sull’effettiva volontà di agire, dati i precedenti, nutriamo ancora molti, troppi dubbi.

Romana Caoduro
Associazione “Civiltà del Verde” onlus di Vicenza
(si uniscono: Associazione Italia Nostra sez. Vicenza e Legambiente Vicenza)

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