Idrocarburi in Adriatico, Veneto contro Croazia

Regione Veneto, Parco Regionale Veneto Delta del Po, Regione Marche, Regione Puglia, Regione Abruzzo, Regione Emilia Romagna, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale oltre a varie associazioni ambientalistiche e molti privati cittadini hanno fatto sentire il loro dissenso inviando al Ministero dell’Ambiente i punti critici, adeguatamente motivati, a proposito del progetto di ricerca di idrocarburi nell’Adriatico che la Croazia è intenzionata ad intraprendere.

L’iniziativa si è resa possibile dopo che il governo aveva formalizzato la richiesta – basata sul protocollo di Kiev della valutazione ambientale strategica – di partecipazione alla valutazione del «Piano e Programma di ricerca e produzione di idrocarburi nell’Adriatico» con i quali tutti gli interessati  potevano inviare le loro osservazioni al ministero dell’Ambiente, che avrebbe poi provveduto ad inviarle alla Croazia entro il 4 maggio.

Tra i rilievi mossi si trovano ad esempio il potenziale impatto del rumore sottomarino introdotto dalle attività di ricerca e produzione che potrebbe danneggiare turismo e pesca oltre al rischio di inquinamento del mare. Per quanto riguarda il Veneto, il rilievo più saldo sembra essere legato ai fenomeni di subsidenza che «si estenderà, spingendosi, con ogni probabilità, entro i nostri confini nazionali». Ora la Croazia avrà l’obbligo di valutare anche le osservazioni giunte dall’Italia prima di un’eventuale approvazione del progetto, motivando uno per uno il rigetto di rilievi critici. Anche ammessa l’approvazione croata del piano idrocarburi, i diversi enti italiani avrebbero la possibilità di impugnare davanti alla legge croata la decisione. Se anche qui non si raggiungesse l’accordo si andrebbe fino alla Corte di Giustizia Europea per risolvere la questione.

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