Obesità da eccessivo consumo di media spazzatura

Davanti al televisore non si consuma solo cibo industriale non salutare ma anche informazioni mediatiche di basso livello o che distorcono la realtà, dunque nocive. Cibi saporiti, conditi, speziati attraggono inevitabilmente più di quanto cucinato in modo semplice; anche nella comunicazione mediatica vengono introdotti, ad arte, elementi attrattivi, “spezie mediali” direbbe il filosofo Karl Popper, ossia “ingredienti di forte sapore”, quali violenza, sesso, aggressività verbale, destinati a polarizzare l’attenzione.
E’ infatti appurato che il sovraconsumo il più delle volte è legato alla “qualità” della proposta: questa sarebbe mirata ad assecondare i nostri istinti primordiali sopiti che ci attraggono verso il grasso, il salato, il dolce, e anche verso la violenza, aggressività, sensazionalismo.

In campo alimentare sono in atto, da un po’ di tempo, iniziative e campagne mirate a promuovere un’alimentazione più sana unita all’invito a fare attività fisica; ci si è resi conto infatti che i danni derivanti da un’alimentazione scorretta vanno ad incidere pesantemente sui costi sociali. Poco ancora si è fatto, invece, per educare i consumatori ad una corretta assunzione di prodotti legati all’informazione: più difficile da quantificare e da gestire, sia a livello individuale sia da parte delle istituzioni. Sarebbe auspicabile una presa di coscienza collettiva per educare le persone a gestire consapevolmente la sovrabbondanza di informazioni che quotidianamente riceviamo, in modo da poterne trarre soltanto gli effetti benefici e positivi.

Non sarà che si dovrebbe tornare a puntare tutto sulla scuola, la formazione e la cultura? La ricetta per curare questa “obesità” non è quindi insegnare agli adolescenti ad amare la lettura, lo studio delle materie umanistiche? Una scuola che esiga impegno, sacrificio e studio è come l’allenamento fisico per una società sana.

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