Regionali Veneto: i sostenitori “curiosi” dei candidati

Il Fatto Quotidiano.it ha pubblicato un articolo che passa in rassegna alcuni candidati alle regionali del Veneto dal titolo eloquente: “Regionali Veneto, gaffe e professionisti della carega: è la patria del trasformismo”. Il Fatto Quotidiano apre l’articolo così: «Razzisti, indipendentisti incalliti ovunque, fascisti di ritorno, omofobi in ordine sparso: le liste venete sono un caleidoscopio di facce da bar sport, infarcite di ex e new entry a caccia di promozione».

Abbiamo deciso di riportare 3 nomi di sostenitori per i 3 candidati Tosi, Zaia e Moretti. (Se volete vedere la lista completa cliccate qui

Iniziamo da Tosi. Daniele Stival, assessore regionale alla Caccia e all’Identità di ferrea fede leghista fino a poche settimane fadopo aver bestemmiato in aula e aver offeso la Kyenge paragonandola ad un orango ha invitato ad «usare il mitra» contro gli immigrati. Ermanno Serrajotto, ex assessore titolare della Cultura nella giunta Galan ed ora candidato con Tosi a Treviso, aveva proposto di spostare a Venezia il festival di Sanremo. Barbara Tosi, oltre a condividere lo stesso cognome del fratello-sindaco, condivide anche una condanna definitiva a due mesi per aver propagandato idee razziste contro Rom e Sinti.

Al fianco di Zaia vengono citati Adelina Luigia Putin, che vanta parentele con il più noto VladimirRoberto Marcato, dopo aver consigliato di evadere di più le tasse ha proposto la militarizzazione di Padova contro i Rom. Fino ad arrivare ad Alberto Zelger che, a quanto pare, ce l’ha con le donne (il cervello delle donne è diverso da quello degli uomini basta leggere gli studi scientifici e guardare come parcheggiano le auto).

Arriviamo alla Moretti. Santino Bozza è convinto che gli omosessuali sono “sbullonati” che “non devono farsi vedere in giro”.  Gianluca Panto nel 2010 è stato candidato presidente con il Partito Nasional Veneto, poi confluito in Veneto Stato ed ora sostenitore del centro sinistra. Ultimo ma non ultimo Bortolino “Bobo” Sarotre a cui si riconoscono posizioni contrarie alle unioni civili e al riconoscimento della famiglia anagrafica (sostenuta invece dal Pd).

 

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