Il “fare” di Tosi. Ma fare che?

Il candidato governatore ex leghista è contrario a fermare le opere sotto indagine. Con argomenti discutibili

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L’avevamo già pizzicato, a sostenere tesi discutibili sul rapporto fra politica (decisioni istituzionali) e magistratura (sentenze giudiziarie). Quella volta Flavio Tosi aveva commentato la condanna in primo grado del suo ex vicesindaco Vito Giacino come se, di fatto, non contasse nulla, perché «si è innocenti fino alla sentenza definitiva». Bella castroneria: si chiama “condanna” per qualcosa, mica così, a buffo. Oggi il candidato del «fare» alla guida della Regione Veneto ci regala un’altra perla. Alla tribuna elettorale su Rai 3 ha messo in chiaro che per lui il Mose, la Pedemontana, la Valdastico Sud, la Nogara mare e le altre infrastrutture in costruzione nel Veneto non si devono fermare in quanto sotto inchiesta dei giudici perché «se si fa così, in Italia, non se ne fa nemmeno una». Rivolto a Zaia, che invece ha tenuto di recente un atteggiamento prudenziale, il suo ex assessore-ombra alla sanità ha agitato la bacchetta: «non fermi l’opera in attesa di capire se qualcuno ha sbagliato: se qualcuno ha sbagliato, poi la magistratura lo andrà a prendere». Sulla Valdastico Sud in particolare, per la quale Tosi è direttamente interessato in qualità di presidente dell’autostrada Brescia-Padova, il sindaco di Verona spavaldeggia così: «Anche lì ci sono delle indagini, ma noi andiamo avanti e la finiamo in tempo record».

Potremmo far presente a Tosi che, nel momento in cui afferma che nessun’opera in Italia è realizzabile non appena scatta un’indagine, ammette che il rischio di illegalità e malaffare è endemico. E perciò, da bravo amministratore della cosa pubblica, dovrebbe aggiungere la sua voce a chi denuncia il marcio, non fare il portatore d’acqua a chi spinge per fare come se la magistratura non avesse importanza alcuna. Potremmo poi ricordargli, rispetto alla sua fiducia sulla manette che andrebbero ai polsi di chi «ha sbagliato», che non per volontà dei giudici, ma per farragginosità di leggi preparate dai politici, i processi in Italia sono di una lentezza allucinante, e perciò il giudizio arriva quando ormai l’opera in questione, inquinata da tangenti o illeciti vari, è già cantierata da un pezzo. E se anche partissero arresti e avvisi di garanzia, Tosi non farebbe una piega, perché tanto the show must go on, le ruspe devono continuare a lavorare in ogni caso. E pure se ci fosse una prima condanna, per Tosi questo non sarebbe ancora sufficiente, in quanto varrebbe il sesquipedale “teorema Giacino” sui tre gradi processuali. Insomma, come la girate la girate, Tosi troverebbe sempre il modo per giustificare una beata indifferenza verso i risultati degli inquirenti. Potremmo dirgli, infine, che “fare” è un verbo che senza oggetto può voler dire tutto e il suo contrario. Potrebbe anche voler dire fare uno «sbaglio», per usare il frasario tosiano. Nel dubbio, meglio non fare.

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