Moretti: «Zaia licenzi Baggio e chieda scusa»

«Lo schema è sempre lo stesso: Zaia firma e i suoi più stretti collaboratori mentono, ingannano e rubano: ancora una volta mentre il presidente della Giunta fa il passacarte muto, ruolo che ha imparato quando era vice di Galan, dietro le sue spalle, contando sul silenzio di quello che in teoria dovrebbe fare il Governatore, succede qualsiasi schifezza». Lo dice la candidata del centrosinistra alle regionali Alessandra Moretti. «Pudore vorrebbe che quando un dirigente viene retribuito con 100 mila euro di soldi pubblici, avesse la decenza di dire la verità – continua l’esponente Pd -. Ma non è così: Tiziano Baggio ha cercato di rubare premi per sè e per i suoi più stretti collaboratori e per questo va denunciato alla Procura e deve essere licenziato in tronco, da un presidente di Giunta che per altro avrebbe dovuto dimettersi da un pezzo e chiedere scusa ai veneti per questa ennesima brutta figura dopo una serie di episodi al limite del grottesco come gli arresti di Galan e Chisso e la sopravvenuta ineleggibilità dell’assessore Isi Coppola. Palazzo Balbi ormai è diventato il luogo dove c’è il più alto tasso di crimini contro la pubblica amministrazione per metro quadro in Italia».

Zaia ha annunciato di volerlo vendere, rincara, «probabilmente perchè è infestato dai fantasmi politici dei suoi compagni di coalizione che hanno rubato il rubabile, stornato lo stornabile nelle tasche degli amici, basti pensare agli ex Remo Sernagiotto e Leonardo Padrin che rivendicano orgogliosi di aver sottratto, per progetti mai realizzati, milioni di euro sonanti dalle casse esangui della cooperazione sociale». Per Moretti, è evidente come «la falsa dichiarazione inoltrata all’Autorità anti corruzione da un manager strapagato, fedelissimo del presidente della Giunta, sia la ciliegina sulla torta di fango confezionata in questi anni da Luca Zaia, che ora vorrebbe propinarne un’altra fetta lunga cinque anni ai veneti. Il clima di falsità e palesi ruberie su cui è sorto il ventennio Galan e Zaia ha evidentemente fatto sentire il dirigente in questione autorizzato moralmente a mentire palesemente, facendolo autocertificare una cosa falsa».