«(Non) caro Renzi, io insegnante ti rispondo così»

Contro-lettera di un maestro elementare al premier Renzi sulla scuola

Pubblichiamo una lettera aperta di Giuliano Corà, maestro elementare, alla lettera indirizzata da Matteo Renzi agli insegnanti italiani (a questo link il testo integrale).

Egregio Sig. Renzi,
prima di tutto non posso fare a meno, iniziando questa mia risposta, di osservare quanto già ebbi modo di scrivere al Suo sottosegretario Faraone, quando anche lui mi scrisse in novembre (non so se abbia mai ricevuto la mia mail, e non so nemmeno se abbia trovato il tempo di parlarGliene, preso com’è, attualmente, dai suoi guai personali).
Io – vede – trovo scorretto il fatto stesso che Lei mi abbia scritto. Lei lo ha fatto approfittando della Sua posizione e del Suo ruolo, che Le danno accesso agli indirizzi di posta elettronica di tutti i docenti, ma in una situazione “normale” mai Lei si sarebbe accorto di un oscuro insegnante elementare come me e ancor meno Le sarebbe venuto in mente di scrivermi questa Sua captatio benevolentiae (che poi, dal Suo punto di vista, c’è poco da captare: i padroni siete voi, e alla faccia della rivolta che sta scuotendo la Scuola italiana, alla fine sarete voi a decidere, e ne farete lo strame che state preparando). Solo che, appunto, questa non è una situazione ‘normale’. Da un lato, sembra che qualche crepa si stia aprendo nel monolitico “Partito della Nazione”; dall’altro, appunto, tra qualche giorno ci saranno le elezioni regionali, e – Berlusconi ce l’ha insegnato – un bel santino elettorale nella cassetta della posta degli elettori può sempre tornar utile. Dunque proviamo anche questa.

Tenterò anch’io di commentare alcune delle Sue affermazioni. Le confesso che quando ho letto la Sua lettera il dito indice è corso spasmodicamente sul tasto CANC, ma poi mi sono controllato. Dopo più di trent’anni di insegnamento, l’abitudine al confronto critico, al ragionamento, al dibattito è diventata per me una seconda natura, anche quando, dentro di me, mi rendo conto che è inutile. Mi permetta, per cominciare, una piccola osservazione a latere.
“Dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere”. Mah, sig. Renzi: da quel che ho letto è cresciuto dello 0,3%. A me risulta che in Spagna sia cresciuto dello 0,6, in Francia dello 0,9, ma non mi risulta che i rispettivi leaders stiano suonando la grancassa come sta facendo Lei. Non le pare un po’ pochino, lo 0,3, per fare tutto questo rumore?

Ma parliamo di Scuola, che è davvero l’unica cosa importante e, per quel che mi riguarda, l’unica di cui mi sia importato nella vita. Sarò brevissimo, Gliel’assicuro: perché sono stanco, sfinito, esausto. Per tutta la mia carriera di insegnante non ho fatto altro che combattere – misero Davide a fronte di invincibili Golia – con Ministri o Presidenti del Consiglio quasi sempre incompetenti di Scuola, che però si sentivano in diritto di fare il loro siparietto presentandoci la loro mirabolante idea per lasciare un segno nella Storia e ‘salvare’ la da sempre disgraziatissima scuola italiana. Dalle onde anomale ai portfoli, questi occhi hanno visto di tutto e, Glie lo confesso, mi sono rotto le scatole. Fate quello che volete, tanto lo farete comunque, tra due anni dovrei andare in pensione, e con quei quattro soldi che mi darete mi siederò davanti alla tv ad assistere al definitivo s-fascio della mia amatissima scuola.
Torniamo a noi.

Punto III – “Quattro miliardi per l’edilizia scolastica”. Dove sono? A me risulta che finora siano stati spesi solo 380 milioni. Gli altri non li ho ancora visti, ma intanto nella mia scuola i serramenti sono marci e non a norma, i gabinetti fanno vomitare, l’impianto elettrico dev’essere stato installato da Alessandro Volta e quando piove nei corridoi e nelle aule mettiamo le catinelle per terra.

Punto IV – “Diamo più soldi agli Insegnanti”. Ahi ahi ahi, caro Sig. Renzi… Ogni volta che sento questo discorso mi corrono i brividi lungo la schiena, e la mano corre alla penna per firmare la domanda di pensionamento anticipato. “200 mln per il merito” o, come ha detto qualche giorno fa alla radio, ‘diamo più soldi, sì, ma non a tutti: ai più bravi’. Mi permetta solo una domanda semplice semplice, caro Sig. Renzi: chi lo decide, qual è il mio “merito”? Lei? La Sig.ra Giannini? Verrete voi due a casa mia, a fare la lista delle migliaia di libri letti in una vita di studio, delle migliaia di euro spesi? Verrete ad interrogarmi? Chi lo decide se io sono “bravo” o no? Sempre voi due? O magari lo facciamo decidere a quelle generazioni di studenti, di famiglie e di colleghi che in questi trent’anni mi hanno amato e stimato? Che dice: vado in cerca di tutti e mi faccio rilasciare un certificato di buona condotta? Quando la sera torno a casa col fiato corto e il batticuore, dopo una giornata tra i banchi meravigliosa ma stremante – perché alla mia età dovrei già essere in pensione ma non ci son potuto andare perché gente come Dini e Fornero me l’ha impedito – l’idea che dobbiate esser voi a giudicare se sono o no ‘bravo’ mi fa, come si dice a Livorno, incavolare abbestia. E alla mia età è meglio che eviti le emozioni forti …
Se Lei esaminerà la mia carriera e il mio curriculum, difficilmente troverà pubblicazioni, “funzioni docente”, relazioni… Non ho mai avuto il tempo di farle, impegnatissimo come sono sempre stato a leggere, a studiare, a trasferire il mio povero sapere ai miei allievi in forme che per essi potessero essere affascinanti, accattivanti e soprattutto autenticamente formative. Non troverà quasi nessun attestato di frequenza ai famosi e famigerati corsi di aggiornamento. Li ho sempre evitati come la peste. Nel 99% dei casi, pure perdite di tempo, che servono solo a gonfiare le tasche degli organizzatori e dei relatori e – ahimè – a fare punteggio per i fessi come me, che invece se ne sono stati a casa a prepararsi, ad arricchire se stessi per poter arricchire i propri allievi. Ma di questo, Lei lo sa bene, non esistono attestati.
Faccia una cosa, Sig. Renzi, se davvero vuole dar più soldi agli insegnanti, una cosa sola, anche questa semplice semplice: ci rinnovi il contratto, sblocchi i nostri miserabili stipendi, fermi dal 2009. Ci dia quel che ci spetta, ce la renda coi fatti concreti, col vil denaro, la nostra Dignità. E lasci perdere il resto, ché a fare la Buona Scuola ci pensiamo noi, come abbiamo sempre fatto, molto, molto prima che Lei o Faraone pensaste di metterci mano.

Punto VI – “Realizziamo l’alternanza Scuola-Lavoro”. Che vuole che Le dica, Sig. Renzi. Chissà perché, ma a me questa storia ricorda tanto la terza I del famigerato Ministro Moratti: l'”Impresa”, che significava allora, e secondo me significherà anche adesso, la sudditanza della Scuola all’Industria, con tutto quel che ne conseguirà: a buon intenditor…
Punti VII – “Educhiamo cittadini, non solo lavoratori”. Anche qui, egregio Sig. Renzi, l’irritazione che sale è forte, almeno quanto è semplice la soluzione. Perché l’educazione torni ad essere davvero “umanistica” (non “umanista”, mi consenta, Sig. Renzi), reintroduca, per esempio, nei Programmi di Storia della Scuola Primaria, l’insegnamento dell’Educazione Civica (prima l’avete rinominata Educazione alla Convivenza Civile e Democratica; poi, se non ricordo male, Educazione alla Cittadinanza; poi è definitivamente sparita dai testi scolastici: non vorrei mai che i bambini imparassero ‘cosa c’è dietro’ …). Riporti anche quei medesimi programmi alla scansione cronologica che avevano prima della riforma Moratti, per cui oggi un bambino esce dalla Scuola Primaria senza aver mai sentito parlare di Medioevo, di Rinascimento, di Unità d’Italia, di Prima e Seconda Guerra Mondiale, di Resistenza, di Costituzione. La motivazione – dalla quale si vede quanto profonda sia sempre stata la competenza in materia di scuola, didattica ed educazione dei nostri ministri – fu che è uno spreco far studiare delle cose che poi alle Medie vengono “ripetute”: una sciocchezza abominevole che non merita nemmeno commento.
Sempre a proposito di educare, i tagli al personale del Ministro Giannini daranno luogo nella mia scuola, l’anno prossimo, a due Prime di 25 (venticinque) bambini. Egregio Sig. Renzi, ma Lei e la Sig.ra Giannini ce l’avete una vaga idea di cosa voglia dire venticinque bambini, tutti insieme in un’aula, in Prima? Secondo voi quella che possono avere sarà un’educazione di qualità? Secondo voi quella sarà “Buona Scuola”?

Mi fermo qui, egregio Sig. Renzi, certo che questa mia non le arriverà mai, e che se anche dovesse cadere sotto i Suoi occhi non ne terrebbe conto alcuno. Inoltre sono io, come ho detto prima, che sono stanco: stanco di chiacchiere inutili, stanco di promesse mai mantenute, stanco soprattutto di sopraffazioni, stanco della Scuola per come è stata ridotta. Considero l’Insegnamento più che una Missione: se non sembrasse retorico vorrei dire che lo vivo come una ‘religione’, e quel che sta avvenendo mi sembra una bestemmia.
E poi, guardi, sono io che non voglio entrare in discussione con Lei, e La prego di non rispondermi. Del resto, anche Lei mi ha scritto senza chiedermene il permesso: io faccio lo stesso, uno pari, e chiudiamola qui. Mi metta pure tra i gufi, i masochisti o che altro, pescando dal suo immaginario mitopoietico col quale tenta di liquidare ogni velleità di critica, di razionalità e di ribellione al Suo progetto.
Mai avrei creduto – glielo giuro – che un giorno avrei detto:  “sono contento di andare in pensione”, ma oggi questa frase sto cominciando a pronunciarla. In fondo, alla fine saremo contenti in due, perché la Scuola che Lei sta preparando, di insegnanti come me – come noi: mi permetto di parlare a nome anche di molti meravigliosi colleghi – non sa che farsene.
A non risentirci.

Giuliano Corà