Selene e la foto saffica: «It’s only love»

La giovane fotografa vicentina si racconta. E risponde alle polemiche

Selene Pozzer è una giovane artista vicentina che ha trovato nella passione per la fotografia la sua vocazione. I suoi scatti impegnati le sono valsi già alcuni riconoscimenti – e qualche polemica. Le abbiamo chiesto di parlarci di sé e dei suoi progetti. E di rispondere alle critiche che le sono state mosse.

Come è nata la passione per la fotografia?
In realtà la mia è una storia un po’ particolare. Ho studiato al liceo scientifico e mi sono laureata in lingue. Quindi in realtà ho fatto tutt’altro. Mio papà è fotografo e da quando avevo 19 anni fondamentalmente mi ha insegnato il mestiere, senza obbligarmi a farlo. Mio padre mi mostrava le sue foto fin da piccola, anche se mi sono appassionata al mezzo espressivo solo all’università. Così a 22 anni ho aperto partita Iva e mi sono lanciata in questa avventura. Ho iniziato facendo serate nei locali e realizzando mini-book per le amiche, e solo adesso sto iniziando a utilizzarla per esprimere i miei ideali, oltre che per mero lavoro.

I tuoi progetti che significato hanno?

Sono sempre stata sensibile alle dinamiche sociali legate al discorso dei diritti. Penso che se non cerchiamo tutti quanti di impegnarci per ciò in cui crediamo, non cambierà mai assolutamente niente. E non possiamo combattere solo quando è un nostro diritto a essere negato. Se vediamo qualcosa che non ci va bisogna scendere in piazza, mettendoci in gioco tutti. Per me la fotografia è il mio modo per cercare di fare qualcosa in tal senso.10168223_10152849998254217_4891997760822411403_n

Il progetto “It’s only love” sull’omosessualità va proprio in questa direzione. Come è nato e cosa hai voluto comunicare?
Il progetto – che si chiama “It’s only love” perché mentre ci lavoravo stavo ascoltando Bryan Adams – è nato quando una mia compagna di scuola mi ha raccontato le difficoltà che stava incontrando con tante persone nel vedere riconosciuta la propria omosessualità. Il rapporto con la sua compagna non è diverso da quello che posso avere io con il mio ragazzo, così ho pensato: “perché c’è gente che vede questa differenza e in cosa consiste?”. Da lì è nata l’idea, anche se all’inizio non sapevo ancora come realizzarla. Prima di avere bene chiaro in mente cosa fare ho fatto la foto che ha poi vinto il concorso “Città di luci”. Solo in seguito, chiedendo pareri e consigli, sono arrivata all’idea finale, ovvero di realizzare dei pannelli che raccontassero in tre immagini la stessa situazione di racconto familiare riferita a tre coppie diverse: una eterosessuale, una lesbica e una con ragazzi gay. Per uniformare il tutto e anche per creare un collegamento tra passato e presente, ho deciso di utilizzare il bianco e nero e il formato quadrato delle Polaroid – e oggi di Instagram -, che non è una novità, esiste da tanto tempo e richiama quindi alla normalità.

La foto del bacio saffico davanti alla Basilica Palladiana che ha vinto il concorso “Città di luci” ha provocato anche polemiche. In particolare, si è creato un piccolo caso attorno a una lettera pubblicata sul Giornale di Vicenza che definiva lo scatto “scandaloso”. Cosa hai pensato quando l’hai letta?
Lì per lì ci sono rimasta male. L’ho letta e riletta più volte ragionando su cosa dire. All’inizio volevo rispondere a mia volta con una lettera , ma poi ho preferito non fomentare una polemica inutile su questo discorso. Tra l’altro, ci sono persone che hanno risposto al posto mio, a difesa del mio lavoro e del loro amore.

Visto che ora hai l’opportunità, vuoi ribattere?
Dico che solamente conoscendo le persone, vedendo le loro relazioni, il modo in cui si amano, si prendono cura l’uno dell’altro ogni giorno si possono avere gli strumenti per giudicare. Non si può parlare per sentito dire. È anche normale che la gente lo faccia, perché noi abbiamo sempre paura di quello che non conosciamo e quindi lo attacchiamo. Alla base c’è il timore del rovesciamento dello status quo: se i gay sono sempre rimasti nell’ombra, deve essere così. Solo attraverso la conoscenza è possibile formare – e cambiare – le proprie opinioni.

Come vedi Vicenza e il Veneto rispetto ai gay?
Ti racconto un episodio significativo, che si è verificato durante l’esposizione, che ho anche immortalato: una mamma con la sua bambina in braccio le mostrava le foto dicendole, “guarda, questi sono come mamma e papà, qui ci sono due mamme e qui due papà”. Mi sono letteralmente sciolta. È stato estremamente emozionante ed è la dimostrazione che le cose possono cambiare. Il cambiamento deve partire da tutti quanti noi.