Cicloturismo, il Veneto corre (non abbastanza)

Non solo Giro d’Italia: il mondo delle due ruote tra opportunità e sicurezza

Il Giro d’Italia è arrivato in Veneto in concomitanza con il centenario della Grande Guerra. Tra i red carpet affollati di sponsor  e la copertura delle dirette tv, il Giro d’Italia è certamente un evento capace di accendere i riflettori sulle zone che attraversa, invogliando i turisti a pedalare lungo nuovi itinerari. Un’opportunità colta ad esempio da “Girolibero“, tour operator specializzato nel turismo su due ruote nato dall’esperienza dell’associazione vicentina Zeppelin. «In occasione della giornata inaugurale del Giro d’Italia a Sanremo abbiamo ideato un pacchetto-vacanza ad hoc, guidando un gruppo di 180 ciclisti internazionali e giornalisti lungo i percorsi di tappa», racconta Elena Riatti dell’ufficio comunicazione di Girolibero.

Negli ultimi anni, vuoi per la crisi e il caro carburante, vuoi per una maggiore sensibilità verso l’eco-sostenibilità e lo “slow tourism”, vuoi per l’abbattimento delle frontiere comunitarie, il cicloturismo ha registrato un vero e proprio boom e le istituzioni si stanno adeguando per sfruttarne appieno le opportunità di crescita – si calcola che il turismo green valga da solo il 12% del Pil. Le iniziative legate al ciclismo e il cicloturismo in particolare sono sempre più numerose e ogni anno vengono realizzate nuove piste ciclabili nei centri urbani e nelle periferie. È segno che c’è interesse a incentivare questa forma di mobilità “alternativa”, che porta molti benefici a livello economico che non riguardano solo agenzie turistiche e albergatori, ma anche le aziende produttrici di biciclette e di componentistica per bici. Che in Veneto abbondano.

In Veneto negli ultimi anni, con l’aiuto della Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, sono state individuate 7 escursioni giornaliere e 4 itinerari settimanali per un totale di 1258 km – un must “l’anello del Veneto”, un circuito attraverso le bellezze naturali e artistiche di Vicenza, Bassano del Grappa, Treviso, Venezia, Chioggia e Padova – e inoltre lo scorso ottobre è stato approvato il Piano regionale della mobilità ciclistica, che prevede la valorizzazione di 344 km di percorsi internazionali. Un investimento ingente per la gioia del comparto e dei tanti appassionati, liberi di esplorare nuovi percorsi in tranquillità. «L’importante è capire che lo stanziamento di fondi e il loro utilizzo va realizzato in maniera organica – spiega Riatti -. Se ogni piccolo Comune realizza tanti piccoli segmenti di piste ciclabili, non sarà mai pensabile di raggiungere i livelli della regione dell’Alta Austria, che ha realizzato un itinerario ciclabile di 300 chilometri da Passau, sulla frontiera tedesca, fino a Vienna, che ogni anno attira migliaia di cicloturisti da tutto il mondo».

Tutta una questione di mentalità, tanto è vero che in Italia la regione più sicura e organizzata è il Trentino Alto Adige, proprio perché lì sono state sviluppate lunghe piste ciclabili e corsie dedicate. Inoltre anche l’educazione stradale è diversa. Infatti, le ciclopiste hanno un ruolo primario per la sicurezza, ma da sole non bastano. I dati Aci-Istat riferiti al 2013 registrano una diminuzione dei ciclisti morti in incidenti stradali (-13%) a fronte di una sostanziale stabilità del numero di feriti, circa 17.000. Cifre ancora troppo alte. «Serve fare informazione, educando ciclisti ad usare i giusti accorgimenti, come accendere le luci quando cala il buio». Insomma, gli italiani devono diventare più diligenti, tanto al volante quanto ai pedali, e in questo gioca un ruolo fondamentale l’attività della Fiab, da sempre attiva nel campo della sicurezza stradale, con campagne volte a sensibilizzare ciclisti e automobilisti sul rispetto reciproco e sull’utilizzo degli spazi condivisi.

Dall’analisi Aci-Istat il Veneto risulta essere terzo per numero di ciclisti morti e feriti, dietro a Emilia Romagna e Lombardia, un dato apparentemente in controtendenza rispetto a quanto fin qui riportato, ma legato in verità al maggior numero di ciclisti rispetto alle altre regioni italiane: più sono le biciclette, maggiore è il numero di incidenti in cui sono coinvolte e il Nord-Est è sempre stata la zona d’Italia con più cicloamatori. Insomma, gli sforzi vanno nella direzione giusta, ma si può – si deve – fare ancora di più. Il pensiero torna a Nord, dove gli standard di sicurezza sono invidiabili. «A guardare la Danimarca, l’Olanda, la Germania o l’Austria vengono i capelli bianchi, perché lì è tutto un altro universo». La strada per raggiungere i livelli della Mitteleuropa è ancora lunga, ma è tutt’altro che in salita. «L’unica via è fare sistema».

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