Scuola, il sindacato non dica solo “no”

Col budget a disposizione Renzi fa il possibile. E la riforma non è così male, anzi

Quello che è successo ultimamente con la riforma della scuola lascia perplessi ed anche qualche cosa di più. Penso  tutti sappiano che le principali contestazioni da parte di professori siano state: sul ruolo del preside, sullo sconto di 400 euro per le famiglie che iscrivono i bimbi alle scuole dell’infanzia e sul numero dei docenti che entreranno a breve (2015/2016) in ruolo. La platea degli interessati è numerosa e i sindacati hanno fatto quello che meglio sanno fare: cavalcare selvaggiamente la protesta. Direi che addirittura l’hanno alimentata, con i soliti slogan e iniziative piuttosto frusti. C’è in più, soprattutto, da parte Cgil, un’avversione, nemmeno mascherata, verso il Presidente del Consiglio che ha osato, in più occasioni,  ricordare loro quale fosse la funzione di un sindacato. E che non è, comunque, quella di governare. In passato tutti i presidenti del Consiglio, chi più chi meno, avevano sempre riconosciuto implicitamente  ai segretari uno status di grande rilevanza e loro ci si erano abituati.

Quando Renzi e il ministro Giannini dicono che tra quest’anno e il prossimo andranno in ruolo 160.000 docenti, fanno tutto quello che possono in base al bilancio. Per gli altri ci saranno succesivi interventi… Dentro tutti? Solo demagogia. Le facilitazioni per le scuole dell’infanzia private sono una decisione intelligente. A parte il fatto che accolgono un mucchio di bimbi che non ce la farebbero ad entrare in quelle pubbliche, si deve tenere presente che il costo pro capite per lo Stato nel pubblico è di diverse migliaia di euro (6000?) e quindi la facilitazione del governo è un risparmio.

In quanto ai poteri del preside, è più che giusto che la sua figura venga selezionata e controllata, e con i vari comitati interni questo avverrà, ma lo è altrettanto che un giudizio sul lavoro dell’insegnante debba esserci e, in base al merito, anche un premio. In passato, mi pare fino al 1973, c’erano le qualifiche. I capi d’Istituo pavidi, e non erano pochi, davano “ottimo” a tutti e così convivevano bene col sindacato. Per quelli che differenziavano il giudizio c’era timore, ma questo serviva da stimolo a fare del proprio meglio. Fu anche istituito un Comitato di valutazione che, praticamente, servì a nulla e fu successivamente abolito. Il sindacato e una parte degli insegnanti non vogliono essere giudicati, todos caballeros, e questo, per una buona scuola, è esiziale. Un’ultima considerazione. Il sindacato ha mezzi, uffici studi e personale abbondante. Per quale motivo, invece di dire sempre no e che nulla va bene, non presentano loro un piano generale sulla scuola e lo presentano al pubblico e al governo per le conseguenti osservazioni? Giocare di rimessa è più semplice che fare gioco in prima persona.