Valdegamberi: «Sanità, Tosi guardi a casa sua»

Dall’opposizione alla lista Zaia, il consigliere veronese ribatte all’accusa di trasformismo. E punta il dito contro le lobby

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Il veronese Stefano Valdegamberi (già nell’Udc, sotto le cui insegne fece l’assessore regionale alle politiche sociali nell’ultimo mandato Galan 2005-2010) dopo l’ultima consiliatura a Palazzo Ferro Fini passata all’opposizione «costruttiva», abbandona la minoranza e da capogruppo di Futuro Popolare entra a far parte della lista civica del candidato governatore leghista Zaia. Respinge al mittente ogni accusa di trasformismo e spiega i rischi che a sua dire la democrazia corre a causa dei «poteri forti».

Al di là di come andranno le elezioni pare che il partito del non voto avrà un gran risultato. Perché, secondo lei?
Sto girando per il Veneto. In giro c’è parecchia disaffezione. Io dal canto mio cerco dare messaggi positivi. Cerco di comunicare ciò che si è fatto di positivo. Ma dico no al concetto per cui tutti sono uguali. La politica in senso lato è anche partecipazione. Se si sfascia la politica si sfascia anche la partecipazione e si dà tutto un mano alle lobby.

Parlando di lobby, molti ricordano l’esempio di quanto accaduto in aula con la legge sulle cave. Che è stata per l’ennesima volta accantonata. Lei ha altri esempi di lobbying incessante da parte di qualche gruppo?
Senza dubbio quello dei concessionari del gioco. Hanno in mano un business che vale miliardi. Lo Stato incassa bei soldini da tasse e autorizzazioni. Ma ne spende di più in termini di disagio sociale. Disagio che pesa anche sui conti delle Ulss che debbono affrontare le conseguenze di tanti casi umani disastrosi.

Queste lobby sono al lavoro anche nel Veneto?
Anche da noi i gruppi di pressione erano riusciti a rallentare sine die la approvazione di una nuova legge che imponeva maggiori paletti. Io e pochi altri abbiamo dovuto fare un vero e proprio blitz riprendendo la ratio della norma riproponendola nella finanziaria regionale. Ma c’è un problema.

Quale?
Il governo capitanato dal democratico Matteo Renzi è già al lavoro per proporre una legge nazionale che superi i paletti imposti recentemente da Lombardia e Veneto. Questo dà la dimensione della potenza e della influenza di questi soggetti.

Non c’è quindi un problema di fondo, visto che molti concessionari del gioco finanziano la politica o le fondazioni collegate alla politica?
Ebbene sì, questo è il punto. Se io società di scommesse ti finanzio la campagna, come fai poi a dire di no ad un provvedimento a me caro? A questo si aggiunga che le lobby sono così potenti perché si muovono quasi sempre trasversalmente tra destra sinistra e centro.

Lei è stato pesantemente attaccato sui social network, specie dagli aficionados del candidato ex leghista Flavio Tosi. Le contestano di essere stato per cinque anni all’opposizione per presentarsi adesso con una civica che appoggia Luca Zaia. Come replica?
Questi signori che si divertono a fare taglia e cuci con le mie frasi si dimenticano, magari intenzionalmente, dell’appoggio che dalla minoranza ho fornito alla giunta ogni volta in cui ritenevo che l’esecutivo portasse in aula una delibera meritevole di essere approvata. Io sono uno con la schiena dritta che quando c’è da bastonare bastona. Quando c’è da lodare loda. Non mi muovo per l’interesse di tizio o di caio. Ma per la collettività.

Le rinfacciano, dopo essere stato nell’Udc, di riaccasarsi con una formazione che in questo momento viene data per avvantaggiata. Che dice al riguardo?
Mi viene da ridere. Io sono stato espulso dall’Udc quando ho cominciato a rompere le scatole perché il partito, che a parole si faceva latore del rinnovamento, poi piazzava nelle liste per le politiche ma non solo, tutta una serie di nomi calati dall’alto. Io fatto la guerra a quest’andazzo. Zaia mi conosce bene perché in passato, quando lui era vicepresidente io son stato suo collega di giunta. Conoscendo la mia indole politca e personale mi ha proposto di correre assieme a lui in un’ottica di rinnovamento e io ho accettato.

Sulla materia più importante per la Regione, ovvero la sanità, il centrosinistra, ma soprattutto Tosi, hanno attaccato Zaia. Hanno ragione?
Ma di che cosa stiamo parlando? Alessandra Moretti ripete continuamente gli stessi concetti astratti recitando ogni giorno lo stesso file audio che i suoi spin doctor le caricano prima di parlare in pubblico. Tosi dice che vanno tolti i ticket quando sa benissimo, essendo stato in passato assessore proprio alla sanità, che gli unici ticket che gravano sui veneti sono quelli imposti da Roma.

Va bene, però Tosi insiste sulla necessità di un abbassamento delle imposte. O no?
Guardi, Tosi dovrebbe prima guardare a casa sua. Visto il gravame dei tributi della sua Verona. Per non parlare di ciò che ha combinato con le partecipate e con una attitudine alla spesa da fare invidia a certe realtà del sud. E poi…

E poi?
Vorrei proprio sapere che cosa abbia Tosi da pontificare sulla sanità visto che la sua ex era stata assunta proprio alla pianificazione regionale della sanità. Ma per cortesia…

Intanto i massimi dirigenti regionali, si pensi al caso Baggio Caramel, si sfidano a suon di querele, vere o presunte che siano. Lei che dice?
L’alta burocrazia ha un potere di interdizione enorme. E bisogna cominciare a ragionare su come misurare ancor meglio il merito di queste persone che sono pagate in prima istanza per conoscere a menadito la materia di competenza e per rispettare la legge.

Oltre ai politici e ai burocrati, la classe dirigente include anche gli imprenditori o i banchieri. Che responsabilità hanno?
Guardi che agli alti livelli gli imprenditori, specie quando i loro interessi convergono con le partecipate dagli enti pubblici si comportano esattamente come i politici. Mettendo in campo scambi, favori. O magari attuando politiche miopi.

Un esempio?
Il Quadrante Europa a Verona. Che senso ha venderlo ai tedeschi privandoci di una infrastruttura strategica? Si poteva pensare a una concessione. Ad un canone ma invece no. Provincia e comune di Verona con l’acqua alla gola dei loro conti hanno deciso la dismissione. Non lo condivido, ma in qualche modo lo posso comprendere. Ma l’altro socio, la Camera di commercio, dove gli imprenditori contano e come, perché ha intenzione di vendere senza alcuna prospettiva di sistema? E guardi che anche io sono socio di una ditta che impiega quattordici persone.

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