Regione, “panico” consiglieri per taglio vitalizi

Se c’è un fronte in cui i quattro principali candidati alle regionali fanno fronte comune, quello è il taglio dei costi alla politica. Alessandra Moretti propone il ricalcolo dei vitalizi su base contributiva e l’abolizione dell’assegno di fine mandato; Luca Zaia è per l’«eliminazione del vitalizio di chi lo ha maturato e ancora non lo percepisce, per la trasformazione del vitalizio già percepito secondo il metodo contributivo e per l’eliminazione dell’assegno di fine mandato»; Anche secondo Flavio Tosi «i vitalizi dovranno essere calcolati col sistema contributivo ed il trattamento di fine rapporto dovrà fare cumulo sul resto». Il più “radicale” Jacopo Berti che propone l’abolizione totale dei vitalizi e dell’assegno di fine mandato.

Di fronte al timore di tagli retroattivi, molti consiglieri regionali sarebbero tentati di dimettersi alla vigilia delle elezioni in modo da incassare così l’assegno di fine mandato (e il vitalizio, calcolato ancora con il retributivo) prima che sia troppo tardi. Indice dell’ansia trasversale che serpeggia nei corridoi di palazzo Ferro Fini, è l’infittirsi dei contatti tra consiglieri e l’ufficio del bilancio per effettuare i conteggi sugli arretrati spettanti ai possibili dimissionari e le discussioni informali all’interno dell’ufficio di presidenza a cui compete la liquidazione del trattamento di fine rapporto (38 mila euro per un mandato, 76 mila per due).

«Vorrei fosse chiaro che quell’assegno mi spetta di diritto – commenta Lucio Tiozzo (Pd) sul Corriere del Veneto – visto che per stare in consiglio regionale ho perso 15 anni di Tfr come dirigente d’azienda». Perde la calma il tosiano Moreno Teso: «Penso che non lascerò anzitempo, ma cosa ve ne importa? In fondo non cambia nulla, la legge è vigente ed è chiara. Questi discorsi servono solo a nascondere i veri problemi, come la tangente da un miliardo pagata in Veneto, altro che mille euro tagliati a un consigliere. Questa è pura demagogia elettorale».