Tav, Vicenza Centrale: no al “metodo Renzi”

Il comitato presenta uno studio alternativo: «sì al raddoppio ferroviario, ma per tutti i treni»

L’associazione Vicenza Centrale, nata per trovare un’alternativa al progetto di alta velocità/capacità ferroviaria approvato dal consiglio comunale berico, ieri ha presentato alla stampa il risultato delle sue fatiche. Obbiettivo della proposta, realizzata coinvolgendo esperti di mobilità (Ferrovie a Nordest, vedi intervista su Vvox di qualche mese fa), è di «trasformare una grande opera in un vero vantaggio per la mobilità, l’economia e l’ambiente». Un raddoppio dei normali binari interscambiabili con nuove fermate locali, mantenimento della stazione centrale, e no al tunnel chilometrico sotto Vicenza. Sono questi i punti chiave dello studio che punta a fare del capoluogo un hub per tutta la provincia, per creare una mobilità metropolitana capillare e puntuale potenziando la vecchie linee da e per Montecchio Maggiore, Schio e Bassano del Grappa.

Il costo stimato é di circa 500 milioni di euro, contro gli oltre 2,5 miliardi previsti per l’alta velocità tra Montebello Vicentino e Grisignano del Zocco, che «non serve». Uno dei punti deboli del progetto Tav attuale è proprio la presunta velocità dei treni: il risparmio di tempo per percorrere la tratta Verona-Padova sarebbe di cinque, massimo dieci minuti, perché ci sono tratti dove non si possono superare i 140 km orari. E i nuovi treni regionali già adesso viaggiano a 160 km all’ora su qualunque linea. Insomma, la Tav a Vicenza, così come attualmente concepita sarebbe un esempio da manuale di grande opera non solo inutile, ma addirittura dannosa.

«Spostare la stazione dal centro è un’assurdità, che avrebbe gravi ricadute sulla città – afferma il presidente di Ferrovie a Nordest, Federico Gitto – cito il caso di Ludwighaven, in Germania, dove negli anni ’60 è stata spostata la stazione in periferia con risultati disastrosi per il centro urbano e per il trasporto ferroviario, che ha registrato un crollo delle utenze. Oggi la stazione è tornata vicino al centro e quella periferica è rimasta una cattedrale nel deserto». Allora perché spostare fuori città dei servizi che già ci sono? «L’idea della stazione in fiera era nata quando sul piatto c’era una linea ad alta velocità vera e propria, con treni che viaggiano a 300 km orari e che di conseguenza doveva passare fuori dalla città. In seguito questa premessa è cambiata e l’esigenza di una nuova stazione è venuta meno».

Meglio investire sulla mobilità locale, sfruttando l’esistente e valutando le reali esigenze del territorio. «Non siamo uno studio di progettazione, ma sappiamo bene che un progetto tecnico deve tenere in considerazione specifiche, finalità e vantaggi di un’opera. Il metodo da seguire deve essere rigoroso, bisogna capire cosa serve partendo dall’analisi del territorio, come tradurlo in servizi e infine decidere di conseguenza cosa costruire. Quello che si sta facendo con il progetto ufficiale invece, è dire “intanto costruiamo l’opera e poi vediamo”. Non funziona così e sbagliando il progetto si ottiene un servizio monco».

La prassi abituale, invece, appare rovesciata: le decisioni vengono calate dall’alto per aprire poi al dialogo di fronte alle contestazioni. «A una prima sollecitazione per un dibattito pubblico – racconta il presidente di Vicenza Centrale, Luciano De Rugna –  Variati ha dato risposta positiva, ma per ora non ha avuto seguito. Il sindaco è rimasto vago affermando di volere condividere con la popolazione le scelte dell’amministrazione, ma non si sa in che termini».  Suona molto metodo Renzi: “si può discutere, ma poi decido io”. Sempre che si riesca davvero a parlarne e che ci sia l’intenzione di ascoltare. Le recenti esperienze, dal Dal Molin a Borgo Berga, non lasciano ben sperare.

Per Vicenza Centrale inizia ora una corsa contro il tempo per informare la cittadinanza e per portare il contro-progetto all’attenzione dei sindaci dei comuni coinvolti, della Regione e del Ministero dei Trasporti. «Ci stiamo muovendo per creare una discussione su questo tema – ha spiegato De Rugna. I nostri interlocutori sono in primis i cittadini e ci stiamo muovendo per mostrare loro le opportunità di sviluppo del nostro piano, che riguardano l’intera provincia». Una strada tutta in salita, anche se resta un margine di ottimismo: «Quello che stanno proponendo è una sparata talmente grossa – conclude Gitto – che sono molti gli appigli legali per fermare l’iter, o per lo meno ostacolarlo in attesa di una concertazione seria».