Altivole censura libro su Spv: che figuraccia

L’amministrazione vicina al centrodestra sbugiardata dal prefetto (che si è comportata in modo strano)

Che figuraccia, ad Altivole. Nella cittadina trevigiana forse non si sono resi conto di quel che hanno combinato, censurando la presentazione di un libro, “Strade morte”, che parla del’infuocatissimo caso della Spv, la Pedemontana veneta. L’amministrazione civica in quota Lega Nord guidata dal sindaco Sergio Baldin e dalla sua vice (ed ex sindaco, oggi candidata in Regione nella lista di Zaia) Silvia Rizzotto, assieme al prefetto di Treviso, Maria Augusta Marrosu, hanno dato dimostrazione di quanta ignoranza e spregio della libertà d’espressione allignino nelle istituzioni. Il mancato appuntamento di mercoledì 27 maggio all’auditorium comunale rimarrà per sempre una macchia, piccola ma gravissima, nei loro curricula vitae.

Primo, perché solo e unicamente evidenti ragioni di ordine pubblico possono limitare un diritto sancito all’articolo 21 della Costituzione. E in ogni caso, non la Prefettura, ma semmai la Questura deve prendere una decisione in tal senso, motivandola come si deve. La richiesta del Comune di Altivole alla prefetto Marrosu è stata quindi fuori da ogni regola. Secondo, è stata pure fuori da ogni buon senso. Ma vi pare che un sindaco possa e debba chiedere un consiglio al rappresentante provinciale del governo per sapere se è opportuno o no che un libro venga presentato, solo perché si è in campagna elettorale? Da quando in qua si deve chiedere un sottospecie di via libera per discutere di un argomento, ancorché caldissimo e politicamente delicatissimo, a partire da una pubblicazione editoriale? E qui il comportamento della Marrosu è stato curioso. Lo spiega benissimo lei stessa in una missiva di quest’oggi in cui dice che il suo è stato un «mero giudizio di opportunità»: insomma, per lei era meglio far rinviare l’evento a dopo le elezioni. Ma il suo non voleva essere un «provvedimento di censura», perché non la questione non c’entra nulla con le «competenze prefettizie», e in ogni caso l’iniziativa era «autorizzabile» perché «esulava dalla normativa in materia elettorale». E’ però un po’ strano che la Prefetto abbia cambiato la sua valutazione di “opportunità” dopo gli articoli di stampa che hanno fatto scoppiare le querelle, con la solidarietà di una candidata governatrice come Di Lucia Coletti.

Terzo elemento, che taglia la testa al toro già matato: ma perché mai tentare, in modo per altro così maldestro, di censurare un’occasione di dibattito per ragioni bassamente di parte, quando è logico che chi avrebbe subìto il sopruso non se ne sarebbe stato zitto e avrebbe invece reagito, portando il caso alla luce e facendo fare una strameritata figura da chiodi a questi novelli catoni di periferia? Se volevano evitare che la Pedemontana, con la sua trasparenza a lungo negata, i suoi costi gonfiati, la sua sconcezza ecologica, il malcontento degli espropri eccetera eccetera, tornasse nel tritacarne elettorale, hanno fatto esattamente in modo che ci tornasse. Non ricordo più chi, ma dev’esserci stato qualche saggio che diceva che la censura, prima che ingiusta, è profondamente stupida. Da parte nostra, Vvox è solidale col suo collaboratore Marco Milioni e con gli altri autori del libro, che consigliamo a tutti di leggere.