Regione Veneto, il caso dell’Osservatorio fantasma

È giallo sulla struttura che ha una responsabile, ma semplicemente non esiste

Condividi
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail to someone

Che cos’è l'”Osservatorio Regionale Politiche Sociali del Veneto”? Da chi è composta questa struttura, di che cosa si occupa esattamente? Quanto denaro gestisce o movimenta? Quando è stata creata? Chi sono i suoi supervisori? Che competenze hanno? Si tratta di un organismo nato in ragione di qualche politico veneto più o meno influente?

Sono domande alle quali il cittadino comune difficilmente potrà dare una risposta. Infatti sul sito web della Regione, con un linguaggio un po’ manageriale e un po’ burocratico, si trova scritto soltanto che l’Osservatorio «è un organismo di supporto tecnico-scientifico per la elaborazione delle politiche sociali e socio-sanitarie della Regione del Veneto. Si propone come strumento conoscitivo e valutativo, adottando approcci trasversali e multidisciplinari e utilizzando piani di lettura e di analisi multidimensionali dei fenomeni sociali. Pone una costante attenzione all’evoluzione dei fenomeni sociali e socio-sanitari attraverso attività di studio, ricerca, monitoraggio e valutazione a supporto di processi di programmazione e governance regionale e locale». Tutto qui. Sa quel che siamo riusciti ad appurare tramite fonti interne alla Regione, sarebbe costato però la bellezza di 2 milioni di euro.

Eppure tra gli approcci multidisciplinari dovrebbe esserci anche la presenza sul web. Ma se qualcuno ha l’ardire di collegarsi alla pagina (http://www.osservatoriopolitichesociali.veneto.it/) avrà la sorpresa che quel sito semplicemente non esiste. Un’assenza del genere potrebbe far pensare all’ennesimo portale pubblico mai realizzato. Oppure realizzato e poi scomparso. Ma la cosa strana è che non più tardi di poche ore fa è sparita dal portale della Regione pure la pagina che descrive per sommi capi la cornice entro la quale si muove l’osservatorio, il quale da quanto è riferito nella stessa pagina informativa (della quale Vvox.it può mostrare una copia scaricata dalla memoria cache di Google.com) è coordinato dalla dottoressa Antonella Masullo. Abbiamo cercato di contattare per telefono quest’ultima per qualche chiarimento, ma l’utenza telefonica regionale collegata all’ufficio risulta inesistente. Alla Masullo è stata inviata anche una e-mail con una richiesta di delucidazioni. Alla quale finora non è stata data risposta.

Per quale motivo quella pagina si è persa nel nulla? Esiste un nesso tra la scomparsa della pagina e la deflagrazione del caso Nervesa, uno scandalo relativo a presunti magheggi nell’ambito della concessione di ingenti fondi regionali ad una onlus che poi avrebbe subaffittato i suoi locali ad una birreria, e che ha visto sotto attacco politico l’ex assessore al sociale Remo Sernagiotto? Già, perché il nome della Masullo, che n0n c’entra direttamente nell’inchiesta in corso, è risultato però essere fra le persone vicine a Sernagiotto (non indagato). Su queste liasions, il consigliere regionale Diego Bottacin che ci ha pure costruito tanto di dossier sul suo blog personale.

E sempre Bottacin, pur per una vicenda diversa, aveva acceso i riflettori sul «comando», come lo chiama lui, della dottoressa Masullo dagli affari sociali della Provincia di Treviso a quelli della Regione. Il consigliere, che oggi milita nel gruppo consiliare «Famiglia e pensionati», non si era limitato semplicemente ad accendere i riflettori sul trasferimento della funzionaria, ma aveva fatto deflagrare un vero e proprio caso di «parentopoli» puntualmente finito sui media regionali. Nel mirino così era finito Sernagiotto. E non era bastata la replica della giunta regionale a placare le acque.

C’è poi un altra questione che potrebbe investire Palazzo Balbi. Se si scorrono le cronache giudiziarie di aprile salta all’occhio la condanna per favoreggiamento rimediata in primo grado da tale «Masullo Antonella», ex funzionaria della Provincia della Marca oggi in Regione (tanto riferisce il quotidiano La Tribuna), nell’ambito della inchiesta per la truffa a danno della Onlus trevigiana Amidevi. Si tratta della stessa funzionaria a capo dell’Osservatorio o è un clamoroso caso di omonimia di nome e cognome? E ancora, alla luce del verdetto emesso dal tribunale esiste un legame tra la sentenza e la scomparsa della pagina web in cui compare il nome Masullo? L’amministrazione prenderà provvedimenti a carico della dipendente (che ovviamente fino a sentenza definitiva per la legge è non colpevole) nel caso sia la stessa persona condannata in primo grado? L’assessore azzurro al sociale Davide Bendinelli (nella foto) è al corrente di tutto ciò? E il presidente della commissione servizi sociali Leo Padrin, recentemente passato tra i simpatizzanti tosiani, ha presente la vicenda? Dal canto suo Bottacin fa sapere che in relazione al caso Nervesa, magari dopo le elezioni, non si stupirebbe «se dalla magistratura penale arrivassero novità eclatanti».

Tags: , ,

Leggi anche questo