Domenico, finalmente un compagno parla

«Non vogliamo assolutamente che Domenico passi come il ragazzo tradito dagli amici. Non è così. Domenico era uno di noi». Chi parla è un compagno di classe di Domenico Maurantonio, il ragazzo di 19 anni morto in gita scolastica a Milano. Tutto questo silenzio non è omertà ma una richiesta della polizia che ha più volte fermato una lettera dei compagni da inviare ai giornali.

Il giovane precisa «Noi eravamo i primi a voler parlare, tant’è che quando ci siamo sentiti dare degli omertosi abbiamo preparato una lettera da inviare ai giornali per spiegare chiaramente la nostra versione e mettere fine a tutte le falsità che stavano uscendo». Poi racconta il perchè quella lettera non è mai partita: «Da Milano la polizia ci ha dato ordine di non parlare, di non rendere noti particolari delle indagini. Noi con gli investigatori siamo stati collaborativi al massimo. Io, come anche altri miei compagni, ci siamo sottoposti volontariamente al prelievo del dna». Il ragazzo aggiunge «Abbiamo riferito che neanche noi sappiamo cosa sia successo quella notte, non abbiamo visto né sentito».

Lo studente inoltre conferma la dinamica della serata: il rientro in albergo alle 21.30, l’appuntamento alle 22.30 nella hall, la pizza ordinata alle 23 e mangiata anche da Domenico, il rientro in stanza verso l’una, la baldoria fino alle 5. E sottolinea che non erano ubriachi ma solo alticci.

Il ragazzo conclude: «Quando ci siamo addormentati Domenico era in camera e dormiva. Per quanto riguarda i suoi genitori noi siamo assolutamente a loro disposizione. Abbiamo già provato a parlare con loro ma il papà ha detto che non aveva ancora la forza per ascoltarci. La loro reazione la comprendiamo ma vogliamo fargli capire che noi mai avremmo tradito Domenico».

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