Venezia, conti disastrati: sfida per futuro sindaco

Chiunque uscirà vincitore dalle urne veneziane domenica 31 maggio, dovrà affrontare il nodo dei conti disastrati del Comune lagunare. Mancano all’appello 72 milioni più 55 per lo sforamento del patto di stabilità. Il bilancio di Venezia, già messo a dura prova dall’era Orsoni, è andato in crisi a partire al 2006, quando il Casinò di Ca’ Vendramin ha smesso di girare alla città 100 milioni all’anno. Nel 2014 di quei cento milioni ne sono rimasti a malapena 17. A questo si aggiunge il tracollo dei trasferimenti statali (da 100 milioni a 18). La giunta uscente e il commissario Vittorio Zappalorto, stanno facendo i salti mortali per approvare il bilancio prima del voto per le comunali. La soluzione praticata fin qui appare univoca: vendita di immobili pubblici a privatitaglio dei costi e quindi dei servizi.

«L’unica soluzione è trattenere una quota dei 300 milioni di Iva generati dal turismo. Venezia è un unicum al mondo, eppure da Roma e dalla Regione riceve solo coltellate sulla schiena», dice il direttore degli albergatori Claudio Scarpa al Sole 24 Ore. «Sarà un brutto bilancio», avverte Vito Tatò, ispettore del ministero dell’Economia ed esperto in risanamento di conti disastrati. A Venezia il nuovo sindaco sarà dunque chiamato a scelte coraggiose.

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