Coletti (Altro Veneto): “podemos” farcela

La lista della sinistra non scesa a patti con la Moretti invoca l’indignazione civile contro l'”establishment”

Sanno di avere davanti una sfida quasi impossibile. Sanno di trovarsi in un Veneto«per molti versi conservatore». Escono da uno scontro feroce con i cugini della sinistra «dialogante», quella di Sel e di Rifondazione veneziana, la quale ha preferito non tagliare i ponti col Partito Democratico; sono consci del rischio di apparire settari, come si diceva negli anni ’70. O di passare come quelli che vogliono spaccare il capello in quattro, come si dice oggi. Sono stati accusati di essere una sorta di agente inconsapevole della Lega, poiché il loro correre in solitaria potrebbe essere numericamente decisivo per la sconfitta del fronte centrista guidato da Alessandra Moretti del Pd. Ma nonostante questo hanno deciso di «spendersi anima e corpo» nella campagna elettorale veneta che fra pochi giorni arriva al traguardo delle urne.

Sono i candidati alle prossime regionali della lista “Altro Veneto-Ora Possiamo!”. La loro candidata alla presidenza della regione, Laura di Lucia Coletti, un viso che più veneziano non si può, viene appunto dalla città lagunare dove insegna in un liceo mestrino. Da settimane i cronisti le chiedono senza peli sulla lingua come mai Altro Veneto abbia rotto i rapporti con i “compagni” che hanno deciso di sostenere la Moretti. La prof però non arretra d’un millimetro. Spiega che quelli lì di sinistra ormai «hanno solo il nome». Nella compagine di Altro Veneto figura la Federazione della sinistra, dopo che quest’ultima ha allontanato l’ala veneziana, che assieme al consigliere regionale uscente Pietrangelo Pettenò ha preferito puntare sull’alleanza con Moretti. Prima delle elezioni l’obiettivo era quello di mettere in rete tutti i comitati, in maniera organica, ma la mancanza di tempo per trovare una piattaforma comune nonché qualche vecchia o nuova ruggine, non hanno permesso di ultimare una sintesi nella quale si vorrebbe vedere in un unico ambito pezzi della sinistra cattolica, pezzi del mondo animalista, ecologista e di oppositori alle grandi opere e di sostenitori dei beni comuni. Sono più o meno gli stessi attivisti che sei anni fa bloccarono a furia di osservazioni e emendamenti il contestatissimo articolo 38 del piano regionale di coordinamento territoriale: l’ultimo colpo di coda della giunta guidata dall’allora doge Giancarlo Galan.

Non è un caso che la Di Lucia Coletti squaderni con forza le sue ragioni spiegando che per anni «sia le forze di centrodestra che quelle di centrosinistra» sono state accomunate dal sostegno «sempre e comunque monocorde» ad una visione «neoliberista del mondo» che unita ad una attitudine «alla corruzione» e alla scarsa trasparenza «nella gestione della pubblica amministrazione» ha portato ai noti ed eclatanti «in materia di grandi opere». A partire dall’affaire Mose, «fino allo scandalo dei project financing sanitari o viari quali la Spv».

Di Lucia Coletti cita i dati Ocse e gli studi di molti economisti, in particolare a quelli pubblicati da Ispra che parlano di un Veneto al primo posto in Italia per superficie di centri commerciali pro persona nonché al secondo posto per consumo di suolo pro capite appena dietro la Lombardia. Se ne ricava che anche la ricchezza fondiaria finisca sempre più nelle mani di pochi «con l’aggravante che la terra viene trattata alla stregua di un prodotto finanziario. Il che – aggiunge ancora Coletti – accelera il consumo del suolo divenendo una barriera per il riutilizzo dell’esistente». Un punto di vista che coincide con quello di un altro nome di spicco tra i candidati di Altro Veneto. Quello di Teresa Lapis, volto assai noto nel Veneziano proprio per avere svolto per anni la funzione di difensore civico provinciale. Lapis se la prende con lo Sblocca Italia, «voluto dal premier democratico Matteo Renzi» e caro anche «ai suoi aficionados veneti», che limitando parecchi controlli amministrativi potrebbe funzionare, specie in una regione «di precari equilibri ecologici come il Veneto», come una sorta di grimaldello normativo: buono soddisfare appetiti speculativi e per togliere «spazi di democrazia reale» nel territorio.

Di Lucia Coletti pensa che la corruzione che si è manifestata «nella nostra regione» non sia solo quella da codice penale, ma che in realtà ci sia un tessuto completamente lacerato da bassi interessi «e da una scarsa cultura» la quale porta sul capo «precise responsabilità politche» che da tempo sono sulla groppa di un pezzo importante della classe dirigente veneta. Da anni però i numeri dicono il contrario. Ovvero narrano di un Veneto più attento, al netto degli scandali, più alle ragioni contingenti dello sviluppo. Una circostanza che sul piano elettorale ha sempre messo in un angolo un certo tipo di sinistra e di ambientalismo. Altro Veneto però non ci sta. Guarda alla Spagna. All’affermazione di Podemos nella parte più ricca della nazione iberica, ovvero quella Catalogna che viene vista come modello dagli indipendentisti o autonomisti veneti. «In Spagna – spiega Coletti – l’esperimento di una nuova sinistra sta prendendo piede per un semplice motivo. Gli spagnoli, giovani in primis, si sono prima indignati per l’immobilismo e le ingiustizie che ammorbano quel Paese. Poi hanno elaborato sul piano culturale e concettuale quella indignazione cominciando a darle una veste politica coerente».

Secondo Coletti affinché il Veneto possa cambiare in meglio «deve cominciare ad indignarsi» contro l’attuale establishment. In questo scenario non è un mistero che non manchino i simpatizzanti di Altro Veneto che vedono nella affermazione del centrosinistra griffato Moretti un pericolo addirittura maggiore rispetto ad una regione trainata dal Carroccio. «Con certe persone ho tagliato i ponti. Sono saltate persino alcune amicizie» ha detto pochi giorni fa Michele Boato, una delle anime di Altro Veneto, durante una incontro pubblico in provincia di Treviso. Boato non lo ha detto esplicitamente ma il messaggio sembrava indirizzato proprio agli ex amici rimasti nel Pd. E soprattutto ai Verdi, capitanati dal veneziano Gianfranco Bettin. Un Boato che si scopre molto trasversale: «Se c’è un sindaco leghista che fa una battaglia ambientale seria e coraggiosa, quella persona va sostenuta».