Rosso Olimpico, l’ultima genialata di Bulgarini

Cuscini di color vermiglio sui posti a sedere nel simbolo di Palladio. E vai col ridicolo

La realtà supera sempre la fantasia. Mai, dico mai, ci saremmo sognati, neanche nei nostri pensieri più hard, di vedere colorato di rosso l’emiciclo del Teatro Olimpico, coi posti a sedere coperti da cuscini di un vermiglio che assomiglia tanto alle poltrone del più moderno, e molto meno palladiano, Teatro Comunale. Per forza: escono entrambi dalla produzione dell’Ares Line, azienda il cui presidente é il numero uno di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato. Con la differenza che i primi sono un munifico dono, che nella strategia dell’assessore alla crescita Jacopo Bulgarini d’Elci dovrebbe diventare una prassi da replicare nei monumenti cittadini, con imprenditori-mecenati che finanziano ciò che non è finanziabile dalle esangui casse comunali.

E’ il rosso della passione per la cultura, evidentemente. Ma la passione senza misura, dicevano i Greci che la sapevano lunga, incorre nel mortale pericolo di tracotanza. A noi quel rosso smargiasso, sanguigno, così spudoratamente rosso, in un contesto architettonico ed estetico improntato all’austero bianco-grigio delle colonne e delle statue, pare un pugno nell’occhio, una trovata che in teoria può andar bene per un blitz di gusto futurista (come l’acqua della Fontana di Trevi trasformata in un lago di sangue, ricordate?), ma non su iniziativa di quel che un tempo si chiamava Assessorato alla Cultura, e ora si chiama, più volgarmente, Crescita. A ognuno il suo mestiere: ai provocatori provocare, alle istituzioni istituzionaleggiare. Invece, anche per assenza dei primi, le seconde giocano a épater le bourgeois. Siamo al cortocircuito, allo stravolgimento dei ruoli. Di questo passo, l’anti-conformismo diventerà l’essere, banalmente, persone serie.

Ma si vede proprio che a Bulgarini il rosso piace da matti. Già anni addietro si era inventato le “luci rosse” in centro storico a Natale, ritirate l’anno appresso nell’ostilità generale (ma quello fu un esperimento che, per quanto discutibile, almeno non intaccava alcunché di sacro se non la visibilità nelle strade già tendenti allo smorto sul far della sera, e le polemiche che ne derivarono furono degne di miglior causa). Qui però si esagera. Bulgarini fa il rosso pur non essendolo – va a dire in giro che è un conservatore e pure ratzingeriano: le comiche! – compiendo atti da cartellino rosso con tanto di griffe. La cui firma è di uno Zuccato che pur tifando per Renzi può simpatizzare per il Rosso giusto quando il Matteo nazionale ci va a pranzo portandosi dietro la Moretti a far loro compagnia. Per fortuna che l’occhiuta Soprintendenza, secondo il dandy di Palazzo Trissino, ha dato il suo benestare. A noi parrebbe alquanto improbabile, ma si vede che il rosso accende i cuori e facilita gli imprimatur. E non fa arrossire di violato pudore.