Scandalo Mose, Gip: «Mazzacurati non parlerà più»

Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova finito travolto dallo scandalo sulle tangenti per il Mose, non metterà mai più piede in un tribunale come testimone, né in Italia né negli Stati Uniti dove Mazzacurati vive da un paio d’anni. A stabilirlo è stato il gip Alberto Scaramuzza che ha respinto le richieste dei legali di Lia Sartori e Giorgio Orsoni di interrogarlo con la formula dell’incidente probatorio (con la quale loro stessi avrebbero potuto rivolgere domande a Mazzacurati, il grande accusatore dell’inchiesta Mose).

Le motivazioni sono state rese note ieri e sono da ascriversi da una parte ad una patologia cardiaca cui Mazzacurati è affetto che gli impedisce di prendere un volo dagli States per raggiungere l’Italia e, dall’altra, ad un’altra malattia degenerativa che il Corriere del Veneto definisce come una forma di demenza senile, che non permette di garantire l’affidabilità delle sue testimonianze.   

Il gip non ha ritenuto di avviare una propria perizia medico-legale avvalendosi della documentazione presentata dai legali di Mazzacurati e dei certificati presentati dal suo medico curante,  dottoressa Maria Sanna, che aveva affermato che dopo la morte del figlio Carlo (e solo allora, visione che darebbe credito alle testimonianze scolte in precedenza), l’ingegnere aveva avuto un crollo. Le difese dei 9 imputati coinvolti da Mazzacurati promettono battaglia: «riteniamo che la patologia da cui è affetto l’83enne Mazzacurati non possa essere sorta repentinamente solo lo scorso anno – ha detto l’avvocato Moscatelli che difende Lia Sartori al Corriere del Veneto -. Ribadiremo le nostre contestazioni di fronte al tribunale».