Borgo Berga, Cantone indaga. E la Procura?

L’Autorità Anticorruzione mette in imbarazzo il Comune berico. La magistratura locale che fa?

L’Anac, l’Autorità Nazionale Anti Corruzione presieduta da Raffaele Cantone ha acceso i riflettori sulla chiacchieratissima lottizzazione in zona Cotorossi a Vicenza, ancora da ultimare per vero, dove è nato il nuovo palazzo di giustizia e dove sta nascendo una nuova cittadella, Borgo Berga, frutto di un accordo completato tra il 2003 e il 2004 tra la municipalità berica e una spa all’epoca riferibile alla famiglia Berlusconi, e oggi capitanata da Maltauro e Gruppo Gavio (Sviluppo Cotorossi Spa). L’authority parla di «probabile sottostima dei vantaggi del privato e degli oneri comunali e mancata gara per la realizzazione delle opere di urbanizzazione». E ancora: «viene contestato il fatto che si sia proceduto alla realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione a scomputo senza ricorrere a un procedimento di gara di pubblica evidenza, rilevando che gli importi erano superiori alla soglia comunitaria di Cinque milioni». L’Anac parla addirittura di «affidamento delle opere a scomputo, si legge, in assenza di procedure di evidenza pubblica» il che non parrebbe «conforme con le disposizioni da assumere quale riferimento in relazione al caso specifico».

GLI ADDEBITI
Detto più alla grossa Anac contesta al Comune di avere valutato al ribasso il vantaggio dovuto al pubblico nell’ottica del piano urbanistico che generò quella lottizzazione. E soprattutto contesta che nel proseguo degli anni i lavori per le opere accessorie si sarebbero dovuti affidare a gara e non mediante incarico diretto ai privati. L’amministrazione guidata dal democratico Achille Variati ha replicato che nel 2003 (all’epoca governava la Cdl) tale obbligo non sussistesse, ma Anac ha contro-argomentato che la convenzione nel 2010 sia stata completamente rivista e che quindi si dovessero applicare in quella fattispecie i dettami stabiliti dalla norma vigente in quel momento. L’esposto che ha attivato i funzionari dell’Anac è stato redatto l’anno passato da due esponenti dei Cinque Stelle, il senatore Enrico Cappelletti e il consigiere comunale Daniele Ferrarin, membro della commissione Territorio. Quell’esposto però, come racconta lo stesso Ferrarin in un nota diramata poche ore fa, è il cugino di un’altra serie di segnalazioni, stavolta di tipo penale, che in momenti diversi Legambiente, Comitato contro gli abusi edilizi e lo stesso M5S avevano indirizzato alla Procura della Repubblica di Vicenza a partire dal 2013: una circostanza politicamente imbarazzante per l’esecutivo che è guidato ininterrottamente dallo stesso primo cittadino fin dal 2008.

NUOVI DUBBI
Tanto che è proprio il M5S ora a chiedere conto della situazione al procuratore berico Antonino Cappelleri, che due anni fa ha avviato un’indagine “esplorativa”. A che punto è quella inchiesta? Il fascicolo, che a quanto si è letto sulla stampa nei mesi passati è stato aperto per fatti non recanti notizie di reato, in gergo «modello 45», ha cambiato forma? Ci sono degli indagati? E si procederà con i sequestri paventati dai comitati e dai loro legali?

UN DECENNIO DI POLEMICHE
La questione non è di poco conto perché lo iato tra la celerità dell’Anac e la prudenza della Procura berica è evidente. E c’è di più. Se le doglianze di comitati e M5S sono sostanziate e reggono il peso di un primo vaglio di congruità giuridica, come mai in tutti questi anni gli organi di controllo, da quelli comunali a quelli regionali sino alla magistratura, nonché alle organizzazioni forensi e dei professionisti della città, non hanno rilevato alcunché di gravemente anomalo? Già nel 2003, quando il governo guidato da Silvio Berlusconi acconsentì ad un finanziamento di 25 milioni di euro per il nuovo Palazzo di giustizia, a patto che quest’ultimo si realizzasse su un lotto della sua famiglia, a fronte peraltro di un concambio di terreni col Comune assai vantaggioso per i privati in termini di edificabilità, le opposizioni in consiglio si scatenarono. La allora giunta di centrodestra e il dipartimento del territorio furono messi sulla graticola. All’epoca gli strali più duri giunsero dal verde Ciro Asproso e dal consigliere dei Ds Ubaldo Alifuoco. Franca Equizi, all’epoca consigliere del Carroccio, addirittura inondò di segnalazioni Comune e Procura. Che cosa è cambiato da un decennio a questa parte? Ci sono reati che sono andati prescritti? Ve ne sono degli altri che invece sono ancora in fieri?

L’AFFONDO DEL CONSULENTE
Nel 2014 l’architetto Carlo Costantini, consulente tecnico per gli esposti su Borgo Berga, a margine della visita fatta al procuratore Cappelleri sunteggiò così l’esposto consegnato ai magistrati: «Nel raffronto tra benefici privati ed i presunti vantaggi pubblici, obbligatorio per l’approvazione del piano urbanistico… , per quanto evidenziato dalla documentazione agli atti, non risulta considerato il plusvalore dovuto alla trasformazione della destinazione urbanistica dell’area, da industriale a commerciale-direzionale-residenziale ed allo “scambio” tra i 15.000 metri quadri ceduti dalla Cotorossi per la costruzione del Tribunale ed i 31.000 viceversa ceduti dal comune alla stessa società… tutto ciò… potrebbe quantificarsi, indicativamente, in una cifra dell’ordine dei trenta milioni, quale vantaggio privato, il che ovviamente non corrisponde affatto ad un danno equivalente per il comune».
La società che porta avanti la lottizzazione è la Sviluppo Cotorossi spa. Tra gli ex membri del consiglio di amministrazione figura tale «De Silvestri Antonino» (codice fiscale DSLNNN43M18H300K, stando a Infocamere). Per caso si tratta dello stesso Tonino De Silvestri che per anni è stato uno dei pm più noti a Vicenza e che oggi di mestiere fa l’avvocato, presso il foro di Vicenza?