Il tosiano Rigon: «Senza di noi, Moretti più forte»

Il candidato vicentino di “Veneto del Fare” spiega le ragioni del “tosismo”. E attacca Finozzi

E’ il capofila dei tosiani a Vicenza. E’ anche l’unico leghista vicentino di qualche peso (è stato segretario del Carroccio nel capoluogo berico dal 2011 al 2013) che è passato con Flavio Tosi, l’espulso eccelente per essersi opposto alla linea del leader Matteo Salvini. E’ un architetto che in Lega non è un veterano (si è tesserato nel 2008), e si è sempre distinto per moderatismo, che è una sua nota caratteriale prima che politica. Carlo Rigon è candidato al consiglio regionale del Veneto sotto le bandiere della lista “Veneto del Fare” (una delle 6 liste in appoggio al sindaco veronese candidatosi a governatore). Da esponente del partito (ex) padano, non ha avuto ruoli nei “Fari”, gli hot spot locali della fondazione “Ricostruiamo il Paese”. «Al contrario di qualcuno che aveva gestito il Faro vicentino pro domo sua, come trampolino, e invece ora è candidato in Lega». Chi, scusi? «Di nome fa Marino. Il cognome lo aggiunga lei». Arguiamo che sia l’assessore regionale Finozzi. Occhiata di approvazione di Rigon.

Lei si candida a “Fare”, dopo essere uscito dalla Lega per seguire Tosi. Ma fare che?
Sono uscito il 20 marzo, circa quindici giorni dopo la cacciata di Tosi. Perché l’ho fatto? Perchè Tosi ha una visione potenzialmente di successo, mentre Salvini no. Salvini ha violato il cosiddetto “patto del Pirellone”, in cui Maroni sancì l’accordo che prevedeva Salvini segretario del partito e Tosi candidato premier alle primarie di centrodestra. Poi Salvini si è innamorato della visione economica di Borghi e di quella politica della Le Pen, col disegno di cannibalizzare voti solo a destra e prosciugare Forza Italia. Poi scopriremo che la Le Pen perderà nel 2017, perchè la sua visione molto radicale scontenta la maggior parte della popolazione, è troppo estrema.

Insomma le ragioni sarebbero strumentali: non si conquista il potere, con il lepenismo. Ma nel merito, nulla?
In economia l’uscita dall’euro, come può confermare qualsiasi imprenditore, non ha né capo né coda. Dal punto di vista politico, è auspicabile fare nel centrodestra quel che ha fatto il Pd nel centrosinistra: creare una forza molto ampia.

Ma per arrivare in Veneto, Tosi non è che sta facendo la guerra a Zaia solo per aver perso la partita interna in Lega?
Zaia è rimasto in mezzo fra Tosi e Salvini, e questo dimostra quanto non sia un leader, non ha gli attributi. E’ una persona onesta, per carità, ma della sua amministrazione non mi viene in mente nessun provvedimento rivoluzionario.

Lei lo ha sostenuto fino a due mesi fa. Come risponde a chi pensa, ripeto, che i motivi della rottura sono puramente strumentali?
Tosi voleva replicare il modello Verona, con la Lega unico soggetto politico e una serie di liste civiche per allargare il consenso ad un’area più vasta. Forse Zaia temeva il successo della lista Tosi, che lo avrebbe messo in ombra, non so… Salvini comunque ha usato il Veneto per affermare la sua leadership, questa è la sostanza.

Ma abbia pazienza: Tosi è stato indirettamente in giunta fino, politicamente parlando, a ieri. L’assessore alla sanità Coletto fino a circa un anno fa era uomo suo.
Un conto è parlare di incarichi diretti un altro sono le posizioni lontane dai riflettori. Cito un episodio: quando assessore alla sanità era Sandri ed era il momento di nominare i direttori generali delle Ulss, venne messo letteralmente fuori dalla porta perché Galan voleva decidere lui e solo lui.

Guardi che quando governatore era Galan, è stato assessore alla sanità anche Tosi.
Sì, ma per soli due anni. E lo era perché era stato il più votato in tutta la regione.

Veniamo a lei. Cosa vorrebbe “fare”, se eletto consigliere?
Mettere mano alla legge urbanistica regionale, per incentivare la riconversione degli immobili industriali abbandonati. Due: risolvere i problemi infrastrutturali fermi da 30 o 40 anni, come la Valdastico. Non si possono lasciare a metà partite di questa importanza.

Favorevole allo studio di fattibilità del Tav Verona-Padova?
Sì, anche se bisogna ragionare sulle criticità del progetto. Sul nodo di Vicenza, dico sì alla stazione in Fiera perché è di bacino, ma ho dubbi su come è stata pensata quella a Borgo Berga, perché diventa una stazioncina minore, non c’è spazio per incastrare tutto.

Senta ma che fine ha fatto la Provincia unica ViVrò, fra Vicenza Verona e Rovigo, grandi sponsor Tosi e Variati, amiconi da una vita, ormai?
Le Province, se non abolite, son state declassate, non ha senso un’unione senza risorse. Se e quando sarà possibile, bisognerebbe realizzare un polo unico amministrativo ma anche gestionale, penso ai servizi. Ricordo che Aim passa molti quattrini al Comune di Vicenza…

Se è per questo, tanti ne arrivano anche dalla fondazione Cariverona, il cui rapporto con Tosi è di ferro.
Come lo sarebbe con qualsiasi sindaco di Verona.

Cosa dice a chi vi accusa di sottrarre voti a Zaia favorendo oggettivamente la Moretti?
Che l’elettorato di Tosi è moderato e di centrodestra, se non ci fossimo voterebbe per la Moretti perché spaventato da Salvini. Noi facciamo un favore, a Zaia, altroché.

Quindi è d’accordo con chi, ad esempio l’anti-tosiano altrettanto ferreo come Michele Croce su questo giornale online, sostiene che Tosi punta sempre ad avere un posto al tavolo del centrodestra.
Certo. Il progetto di Tosi è mettere assieme i rivoli del centrodestra, per un’alternativa a Renzi.

Qual è la percentuale che dovrete prendere alle urne per dichiararvi soddisfatti? Il 10%?
Dipende dall’affluenza. Se si confermerà la previsione del 55% di astensionismo e prendiamo il 10% è un conto, se l’astensionismo si fermasse al 30%, un altro.

Nel Vicentino gli altri due tosiani noti sono Valerio Sorrentino, ex vicesindaco del capoluogo che proviene da An, e Piero Puschiavo, destra radicale, non molto dissimile da Casapound oggi alleata della Lega. Soprattutto quest’ultimo sembra dimostrare che qualcosa rimane, del Tosi duro e puro prima maniera. Per lo meno come uomini, visto che le idee sono molto cambiate.
Nelle liste c’è gente che viene dai liberali, da Fare per Fermare il Declino, da Scelta Civica… da vari mondi.

Lei è l’unico candidato nel Vicentino, e l’unico che viene dalla Lega.
Posso dirlo? I vicentini sono un po’ pecoroni. Sono più abituati a dire: facciamo quel che conviene, non quello che è giusto.